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Allergie: casi di shock anafilattico PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
mercoledì 13 agosto 2008
Aumento preoccupante dei casi di shock anafilattico tra gli adolescenti. Il 12 luglio un bambino austriaco di 8 anni è morto mentre che si trovava in vacanza Duna Verde di Caorle (VE) dopo aver mangiato un gelato al melone. Qualche giorno prima a Casorezzo (MI), un ragazzo di quindici anni è stato stroncato da un violento attacco d'asma. «L'aumento di questi casi è allarmante - ha dichiarato Sandra Frateiacci, Presidente Federasma, Federazione Italiana delle Associazioni di sostegno ai malati Asmatici e Allergici - In Italia oltre tre milioni di persone soffrono di asma; di questi il 9,5% sono bambini ed il 10% adolescenti. Il 7% degli under 14 soffre di intolleranze alimentari, mentre le allergie alimentari gravi riguardano lo 0.5%». CHE COSA SI PUÒ FARE - «Questi gravi attacchi anafilattici - ha aggiunto Frateiacci - sono spesso provocati da serie allergie alimentari, ed è proprio rispetto a questo tema che desideriamo lanciare delle forti raccomandazioni ai consumatori allergici e contestualmente un monito alle Istituzioni e agli addetti, tutti, coinvolti nella manipolazione degli alimenti durante i processi di produzione, distribuzione, ristorazione e somministrazione dei prodotti alimentari». Confermata una diagnosi di allergia alimentare, l'unica forma comprovata ed attualmente disponibile di trattamento profilattico è evitare del tutto l'alimento coinvolto. Allo stato attuale, la farmacoterapia delle allergie alimentari si risolve quindi nel trattamento di emergenza per i pazienti inavvertitamente esposti all'allergene alimentare già causa nota di reazione allergica. «Federasma continua a chiedere da anni la reale gratuità su tutto il territorio italiano del Kit salvavita Adrenalina pronta, attualmente fornito gratuitamente solo in alcune regioni italiane con una inaccettabile disparità di trattamento per i pazienti a rischio di anafilassi» aggiunge Frateiacci.

ALLERGENI OCCULTI - «Particolarmente delicato è poi il fenomeno degli allergeni occulti»,segnala Paola Minale dell'UOC di Allergologia dell'Azienda Ospedaliera S. Martino di Genova, «causato dalla presenza in modo non esplicito di un allergene in un alimento apparentemente non correlato al cibo verso cui è presente allergia. Un esempio classico è rappresentato dalle guarnizioni di dolci con gelatina di pesce. La confezione industriale dei cibi ha enormemente amplificato la possibilità di reperire in modo del tutto inaspettato allergeni occulti (es: latte, o soia nei salumi, caseina nel vino..) con lo scatenamento di reazioni verso cibi totalmente estranei ed apparentemente innocui rispetto alle sensibilizzazioni note». Il migliore e probabilmente l'unico modo di affrontare il problema degli allergeni occulti è l'adozione di una omogenea legislazione sulle procedure di etichettature dei cibi, che consenta al soggetto/consumatore allergico, l'esatta conoscenza degli ingredienti, compresi quelli minori.

NUOVE NORME EUROPEE - Una nuova normativa Europea ha recentemente stabilito norme per l'etichettatura più attenta a chi soffre di allergie alimentari: «Certamente un grande passo avanti - ha dichiarato la Presidente di Federasma - ma che richiede ancora ulteriori miglioramenti». Questa nuova legge stabilisce che su tutti gli alimenti prodotti in Europa deve obbligatoriamente essere dichiarato ogni ingrediente che superi il 2% in peso del prodotto finito, mentre prima di questa norma, l'obbligo sussisteva solo per una percentuale superiore al 25%. Per gli alimenti considerati comunemente allergenici (come soia, arachidi, uova, latte, noci ) la dichiarazione deve riguardare anche le tracce minime. «Anche se si tratta di un grande passo in avanti per la prevenzione delle reazioni anafilattiche - ha concluso Sandra Frateiacci - sono rimasti fuori dall'obbligo di dichiarazione in etichettatura, alcuni allergeni ancora considerati di serie b: sono 104 in tutto e questi ancora attendono deroghe alla normativa per essere inseriti nella lista »calda«. Per non parlare del fatto che spesso etichettature non chiaramente leggibili o in diverse lingue sono spesso ancora pericolosamente fuorvianti per il consumatore allergico».
Fonte Corriere Salute

 
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