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domenica 30 settembre 2007 |
Il latte materno ? quasi una cura per il neonato, per la protezione immunitaria che gli conferisce ma anche per altri effetti protettivi che non si ? ancora finito di mettere in luce. Tra questi, la difesa nei confronti delle allergie e dell?asma pediatrico ? sostenuta da molte ricerche, non mancano per? evidenze di associazione nulla o persino inversa. Elementi pi? consistenti ci sono per la protezione dall?eczema atopico nell?infanzia; per l?asma, per le allergie a pollini e alimenti, per le sensibilizzazioni cutanee alcuni studi hanno mostrato effetti protettivi maggiori per l?allattamento al seno esclusivo e prolungato, altri nei confronti di bambini portati a sviluppare l?atopia, ma in altri ancora non ? emersa una riduzione del rischio. E depone per un?assenza di protezione uno studio nell?ambito del PROBIT (Promotion of Breastfeeding Intervention Trial), nel quale l?allattamento esclusivo e prolungato mostra di non aver ridotto il rischio di allergie e asma nei bambini all?et? di sei anni e mezzo.
Lo studio ha valutato l?efficacia protettiva di un?implementazione - esclusivit? e prolungamento promossi tra madri decise in partenza ad allattare - della strategia del PROBIT, condotto in Bielorussia per favorire l?allattamento al seno e svolto nei reparti maternit? sul modello dell?iniziativa di OMS e UNICEF. Sono state coinvolte pi? di 17.000 coppie madre-bambino, con o senza assegnazione randomizzata (casuale) all?intervento di promozione, e per quasi 14.000 all?et? di sei anni e mezzo dei figli si sono effettuate le osservazioni relative alle allergie, attraverso un questionario specifico e l?esecuzione del prick test cutaneo rispetto a cinque antigeni inalatori (acari della polvere, gatto, polline di betulla, misto di erbe di prato, muffa Alternaria). Un risultato positivo ? che l?intervento ha prodotto un incremento dell?allattamento al seno, visto a tre, sei, nove e dodici mesi, e di quello esclusivamente al seno registrato a tre e sei mesi. Nel gruppo con l?intervento tuttavia, rispetto a quello controllo, non si ? riscontrata una diminuzione del rischio riguardo ai sintomi o alle diagnosi di asma, pollinosi o eczema, n? alla positivit? al prick test. In sei centri, tre con intervento e tre controllo, si sono registrati tassi di positivit? sospetti in quanto troppo elevati, li si ? pertanto esclusi dalla valutazione, dopo di che i rischi sono apparsi significativamente aumentati, raddoppiati o triplicati, per quattro dei cinque antigeni considerati.
Gli autori affermano quindi che i risultati non depongono per un effetto protettivo anti-allergie dell?allattamento protratto, rilevando che i risultati confliggono con altri precedenti. E riconoscono anche limiti dello studio, come la frequenza di allergie pediatriche inferiore nell?Est europeo che nell?Ovest industrializzato (che richiede cautela nell?estrapolazione dei dati), i tassi registrati molto bassi per l?eczema che fanno pensare a un?ampia sottostima, e quelli invece troppo alti in sei centri per i test cutanei. In ogni caso, concludono, secondo questi risultati tra l?altro di uno studio molto ampio e randomizzato (e non solo osservazionale) e altri che non hanno mostrato benefici, sembra improbabile che interventi pubblici di promozione dell?allattamento possano avere un grande impatto nella riduzione delle malattie allergiche. E il fatto che queste siano aumentate negli ultimi decenni, anche in concomitanza con un ritorno della nutrizione al seno, dimostra che l?allattamento non ? protettivo in tal senso a livello di popolazione e sottolinea la necessit? d?individuare i maggiori fattori causali di tale epidemia. Il discorso di sicuro non ? concluso. Tutto questo con buona pace, naturalmente, della molte propriet? che rendono il latte materno prezioso e insostituibile. |