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Il lavoro sedentario nuoce alla salute |
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Un gruppo di ricercatori australiani delle università di Melbourne e del Queensland ha paragonato gli effetti della vita sedentaria a quelli del fumo e dell'alimentazione-spazzatura, ovvero incremento del rischio di diabete, del livello di trigliceridi nel sangue e di conseguenza di malattie cardiache e infarti. Fortunatamente rimediare ai danni causati dall'inattività è molto semplice e non comporta un impegno eccessivo. È sufficiente evitare di stare fermi per periodi prolungati, alzarsi spesso e fare anche piccole camminate all'interno dell'ufficio o di casa: per esempio basterebbe comunicare con i colleghi vis à vis anziché usare la posta elettronica o la chat, tenere la stampante lontano dal tavolo in modo da dover compiere una breve passeggiata ogni volta che si stampa un documento, alzarsi e gironzolare avanti e indietro quando si è al telefono, ecc. Al di là dei consigli, parlano chiaro i risultati dei test condotti su 168 lavoratori sedentari: indipendentemente dall'esercizio fisico compiuto al di fuori dell'orario di lavoro, gli indici di massa corporea e i livelli ditrigliceridi e glucosio nel sangue sono più bassi nelle persone abituate a fare più pause dalla scrivania. Continua su Corriere Salute
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Come gestire la lombalgia cronica |
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La lombalgia cronica è un dolore alla parte bassa della schiena che dura da più di sei mesi , ed è uno dei mal di schiena più diffusi. Spesso chi ne soffre non riesce a trovare soluzioni e si lascia prendere dallo sconforto. Ma- avverte il dottor Negrini, fisiatra di Milano in un'intervista video - si può e si deve «imparare» a usare la schiena nel modo giusto se si vuole stare meglio. Anche l’esercizio fisico è fondamentale, a deve essere fatto nei modi e nelle dosi giuste
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Rianimazione dei neonati prematuri e aborto tardivo |
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Negli ultimi giorni si sono intrecciate due questioni che riguardano il diritto alla vita: da un lato, il termine ultimo per eseguire gli aborti tardivi in relazione alla possibilità di sopravvivenza del feto fuori dal corpo materno; dall'altro, la rianimazione dei neonati estremamente prematuri.
Il Ministro della Salute Livia Turco ha voluto tenacemente tenere distinte le due questioni: da una parte ha chiesto al Consiglio Superiore della Sanità la fissazione di un termine generale per l'esecuzione dell'aborto; e dall'altra ha suggerito di definire protocolli per l'assistenza dei neonati prematuri. La Commissione ministeriale di esperti ha suggerito di non tentare di salvare i bambini alla 22ª settimana di gestazione, salvo casi eccezionali, di farlo per quelli alla 23ª solo se vitali e coinvolgendo nella decisione i genitori; per quelli partoriti prima della 22ª settimana ha implicitamente negato ogni possibilità di rianimazione; infine ha suggerito di tenere conto, nella decisione, "dei dati di mortalità e disabilità".
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La «scoperta» laica: anche il feto è una persona |
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In Francia da gennaio anche i genitori dei bambini nati morti dalla 22esima settimana possono usufruire del congedo per maternità (secondo una raccomandazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che riconosce la "viability", cioè la possibilità di vita, al bambino nato dalle 22 settimane di gestazione); e una recente sentenza della Corte di Cassazione d'oltralpe (vedi articolo qui sotto) decreta che i feti nati morti possano essere registrati all'anagrafe indipendentemente dal peso e, si noti, dalla durata della gestazione.
La sentenza segue la richiesta di tre famiglie che non volevano essere private della possibilità di piangere i piccoli deceduti prima di nascere ad un'età gestazionale tra 18 e 21 settimane. L'ex ministro della Sanità François Mattei, secondo l'agenzia Genethique, afferma che questo mette fine a un paradosso: «Le coppie vedono il figlio grazie all'ecografia, gli danno un nome, lo sentono muoversi, ma se muore è come se non fosse esistito».
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Allergie ai farmaci, un fenomeno in crescita |
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Consumare farmaci è una necessità, ma spesso anche un rituale a cui difficilmente si rinuncia. Medico e paziente vedono nel medicinale un alleato contro qualsiasi disturbo. Ma pillole, pasticche e bustine non sempre aiutano a raggiungere il benessere. Aumenta, infatti, il numero di italiani che risulta allergico o intollerante ai farmaci, una conseguenza dell'incremento, negli ultimi anni, del consumo di medicinali nella popolazione. A fare il punto su questo problema è il dottor Giampiero Patriarca, direttore della Scuola di specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica all'Università Cattolica di Roma.
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