La data della firma del messaggio per la XIX Giornata mondiale del malato ne esprime da sola, in sintesi, l'intero contenuto; e apre un panorama preciso. Papa Benedetto ha firmato il messaggio in un giorno solenne: il 21 novembre 2010, festa di Cristo Re.
Cristo regna dall'alto della croce; da lì il suo cuore, trafitto dalla lancia del soldato, si "apre" ad ogni dolore umano.
È come se Benedetto XVI - riecheggiando un celebre testo di Paolo di Tarso ai Corinzi - abbia voluto - lui che, pure, é così esperto di conoscenza e ricco di cultura - fare una scelta precisa. Quella di non rivolgersi ai malati con "la sapienza della parola", ma con la "stoltezza della croce".
"Venni in mezzo a voi consapevole di non sapere altro che Cristo, e Cristo crocifisso".
La data della firma del messaggio per la XIX Giornata mondiale del malato ne esprime da sola, in sintesi, l'intero contenuto; e apre un panorama preciso. Papa Benedetto ha firmato il messaggio in un giorno solenne: il 21 novembre 2010, festa di Cristo Re.
Cristo regna dall'alto della croce; da lì il suo cuore, trafitto dalla lancia del soldato, si "apre" ad ogni dolore umano.
È come se Benedetto XVI - riecheggiando un celebre testo di Paolo di Tarso ai Corinzi - abbia voluto - lui che, pure, é così esperto di conoscenza e ricco di cultura - fare una scelta precisa. Quella di non rivolgersi ai malati con "la sapienza della parola", ma con la "stoltezza della croce".
"Venni in mezzo a voi consapevole di non sapere altro che Cristo, e Cristo crocifisso".
Ed é proprio l'icona del Crocifisso che attraversa da cima a fondo l'intero messaggio del Pontefice.
Già dall'inizio, quando egli ricorda commosso la sua "sosta di contemplazione" davanti alla Sindone a Torino; e poi dopo, quando svela ai malati che, proprio attraverso le piaghe del Crocifisso, possono essere contemplate tutte le ferite di ogni dolore umano, e richiama un celebre testo di san Bernardo: "Dio non può patire, ma può com-patire", per indicare che é proprio il Dio crocifisso che entra dentro ogni sofferenza umana; fino al momento in cui si rivolge ai giovani, ricordando la prossima Giornata mondiale della gioventù a Madrid e spiegando, specialmente a quanti fra di loro vivono l'esperienza della malattia, che é proprio la Croce, "il sì di Dio all'uomo", la maniera alta e impensata con cui il Divino sposa l'umano.
Quel Crocifisso - continua Benedetto XVI - contemplando le cui piaghe si fa la felice scoperta d'incontrare il Cuore del Cristo, quel Sacro Cuore, che accoglie con infinito amore l'immenso dolore del mondo.
Ed é ancora l'icona del Crocifisso che attraversa l'ultimo squarcio del messaggio ai malati, lì dove papa Benedetto invoca la Vergine che "sta" ai piedi della Croce e lì riceve il compito di accogliere, con compassione materna, la quotidiana sofferenza di ogni figlio.
Ma, questo appassionato annuncio del Cristo crocifisso, che il Pontefice fa ai malati di tutto il mondo, non è un invito alla rassegnazione o alla sopportazione del dolore. È qualcosa di assolutamente "altro".
È un invito a "guardare" in maniera diversa, a scoprire scenari impensati dentro il panorama della sofferenza e della malattia.
L'invito ad una "metanoia", rispetto al problema del dolore; un cominciare a pensare in maniera altra, un "cambiare pensiero": ma non sostituendo al nostro modo di pensare un altro, sempre "nostro", modo di pensare; ma sostituendo al "nostro" modo di pensare il modo di pensare, e di vedere, di Dio. Guardare al dolore con lo sguardo di Dio.
Un invito, cioè, a purificare lo sguardo; a tentare di vedere ciò che a prima vista non appare; ad andare oltre l'apparente buio del non-senso; a porsi sulla "soglia" del divino e squarciare il silenzio del mistero.
Come accadde, spiega il Papa, ai "due di Emmaus" che, lungo la strada e attraverso il colloquio con il Viandante sconosciuto, si aprirono via via, con "il cuore che ardeva in petto", ad una visione nuova di quanto era accaduto in quei giorni.
Il dolore vissuto cessava di essere solo dolore e si illuminava con la luce di un'alba nuova. E sullo sfondo del cuore, tormentato dalla tragica assenza dell'amato, ormai crocifisso, si stagliava, impensata, la felice presenza del Volto del Risorto.
Un messaggio, quindi, quello per la XIX Giornata mondiale del malato, che invita a guardare alla malattia trasferendola, con il pensiero, dalla tenebra del non senso alla luce del significato, dal deserto dell'aridità alla fecondità del chicco interrato nel campo, oltre il quale si può intravvedere "lo stelo, la spiga e il chicco pieno nella spiga" e immaginare, sullo sfondo, la tavola imbandita del banchetto...
Uno scenario capovolto, insomma: la malattia come panorama di vita, non come cammino verso la morte.
Per questo, nel messaggio non potevano mancare, e non mancano, né l'accenno - e il sostegno - alle iniziative delle diocesi a favore della vita dei malati; né il forte appello alle autorità perché investano energie nelle strutture sanitarie; né, per chiudere, il coraggioso invito finale rivolto a tutti - e specialmente a quanti fanno riferimento ai valori del Vangelo - di riuscire sempre a vedere nei volti dei malati "il Volto dei volti: quello di Cristo".
Filippo Curatola
direttore 'L'Avvenire di Calabria' - Reggio Calabria-Bova e Locri-Gerace |
La data della firma del messaggio per la XIX Giornata mondiale del malato ne esprime da sola, in sintesi, l'intero contenuto; e apre un panorama preciso. Papa Benedetto ha firmato il messaggio in un giorno solenne: il 21 novembre 2010, festa di Cristo Re.
Cristo regna dall'alto della croce; da lì il suo cuore, trafitto dalla lancia del soldato, si "apre" ad ogni dolore umano.
È come se Benedetto XVI - riecheggiando un celebre testo di Paolo di Tarso ai Corinzi - abbia voluto - lui che, pure, é così esperto di conoscenza e ricco di cultura - fare una scelta precisa. Quella di non rivolgersi ai malati con "la sapienza della parola", ma con la "stoltezza della croce".
"Venni in mezzo a voi consapevole di non sapere altro che Cristo, e Cristo crocifisso".
Ed é proprio l'icona del Crocifisso che attraversa da cima a fondo l'intero messaggio del Pontefice.
Già dall'inizio, quando egli ricorda commosso la sua "sosta di contemplazione" davanti alla Sindone a Torino; e poi dopo, quando svela ai malati che, proprio attraverso le piaghe del Crocifisso, possono essere contemplate tutte le ferite di ogni dolore umano, e richiama un celebre testo di san Bernardo: "Dio non può patire, ma può com-patire", per indicare che é proprio il Dio crocifisso che entra dentro ogni sofferenza umana; fino al momento in cui si rivolge ai giovani, ricordando la prossima Giornata mondiale della gioventù a Madrid e spiegando, specialmente a quanti fra di loro vivono l'esperienza della malattia, che é proprio la Croce, "il sì di Dio all'uomo", la maniera alta e impensata con cui il Divino sposa l'umano.
Quel Crocifisso - continua Benedetto XVI - contemplando le cui piaghe si fa la felice scoperta d'incontrare il Cuore del Cristo, quel Sacro Cuore, che accoglie con infinito amore l'immenso dolore del mondo.
Ed é ancora l'icona del Crocifisso che attraversa l'ultimo squarcio del messaggio ai malati, lì dove papa Benedetto invoca la Vergine che "sta" ai piedi della Croce e lì riceve il compito di accogliere, con compassione materna, la quotidiana sofferenza di ogni figlio.
Ma, questo appassionato annuncio del Cristo crocifisso, che il Pontefice fa ai malati di tutto il mondo, non è un invito alla rassegnazione o alla sopportazione del dolore. È qualcosa di assolutamente "altro".
È un invito a "guardare" in maniera diversa, a scoprire scenari impensati dentro il panorama della sofferenza e della malattia.
L'invito ad una "metanoia", rispetto al problema del dolore; un cominciare a pensare in maniera altra, un "cambiare pensiero": ma non sostituendo al nostro modo di pensare un altro, sempre "nostro", modo di pensare; ma sostituendo al "nostro" modo di pensare il modo di pensare, e di vedere, di Dio. Guardare al dolore con lo sguardo di Dio.
Un invito, cioè, a purificare lo sguardo; a tentare di vedere ciò che a prima vista non appare; ad andare oltre l'apparente buio del non-senso; a porsi sulla "soglia" del divino e squarciare il silenzio del mistero.
Come accadde, spiega il Papa, ai "due di Emmaus" che, lungo la strada e attraverso il colloquio con il Viandante sconosciuto, si aprirono via via, con "il cuore che ardeva in petto", ad una visione nuova di quanto era accaduto in quei giorni.
Il dolore vissuto cessava di essere solo dolore e si illuminava con la luce di un'alba nuova. E sullo sfondo del cuore, tormentato dalla tragica assenza dell'amato, ormai crocifisso, si stagliava, impensata, la felice presenza del Volto del Risorto.
Un messaggio, quindi, quello per la XIX Giornata mondiale del malato, che invita a guardare alla malattia trasferendola, con il pensiero, dalla tenebra del non senso alla luce del significato, dal deserto dell'aridità alla fecondità del chicco interrato nel campo, oltre il quale si può intravvedere "lo stelo, la spiga e il chicco pieno nella spiga" e immaginare, sullo sfondo, la tavola imbandita del banchetto...
Uno scenario capovolto, insomma: la malattia come panorama di vita, non come cammino verso la morte.
Per questo, nel messaggio non potevano mancare, e non mancano, né l'accenno - e il sostegno - alle iniziative delle diocesi a favore della vita dei malati; né il forte appello alle autorità perché investano energie nelle strutture sanitarie; né, per chiudere, il coraggioso invito finale rivolto a tutti - e specialmente a quanti fanno riferimento ai valori del Vangelo - di riuscire sempre a vedere nei volti dei malati "il Volto dei volti: quello di Cristo".
Filippo Curatola
direttore 'L'Avvenire di Calabria' - Reggio Calabria-Bova e Locri-Gerace |
Ed é proprio l'icona del Crocifisso che attraversa da cima a fondo l'intero messaggio del Pontefice.
Già dall'inizio, quando egli ricorda commosso la sua "sosta di contemplazione" davanti alla Sindone a Torino; e poi dopo, quando svela ai malati che, proprio attraverso le piaghe del Crocifisso, possono essere contemplate tutte le ferite di ogni dolore umano, e richiama un celebre testo di san Bernardo: "Dio non può patire, ma può com-patire", per indicare che é proprio il Dio crocifisso che entra dentro ogni sofferenza umana; fino al momento in cui si rivolge ai giovani, ricordando la prossima Giornata mondiale della gioventù a Madrid e spiegando, specialmente a quanti fra di loro vivono l'esperienza della malattia, che é proprio la Croce, "il sì di Dio all'uomo", la maniera alta e impensata con cui il Divino sposa l'umano.
Quel Crocifisso - continua Benedetto XVI - contemplando le cui piaghe si fa la felice scoperta d'incontrare il Cuore del Cristo, quel Sacro Cuore, che accoglie con infinito amore l'immenso dolore del mondo.
Ed é ancora l'icona del Crocifisso che attraversa l'ultimo squarcio del messaggio ai malati, lì dove papa Benedetto invoca la Vergine che "sta" ai piedi della Croce e lì riceve il compito di accogliere, con compassione materna, la quotidiana sofferenza di ogni figlio.
Ma, questo appassionato annuncio del Cristo crocifisso, che il Pontefice fa ai malati di tutto il mondo, non è un invito alla rassegnazione o alla sopportazione del dolore. È qualcosa di assolutamente "altro".
È un invito a "guardare" in maniera diversa, a scoprire scenari impensati dentro il panorama della sofferenza e della malattia.
L'invito ad una "metanoia", rispetto al problema del dolore; un cominciare a pensare in maniera altra, un "cambiare pensiero": ma non sostituendo al nostro modo di pensare un altro, sempre "nostro", modo di pensare; ma sostituendo al "nostro" modo di pensare il modo di pensare, e di vedere, di Dio. Guardare al dolore con lo sguardo di Dio.
Un invito, cioè, a purificare lo sguardo; a tentare di vedere ciò che a prima vista non appare; ad andare oltre l'apparente buio del non-senso; a porsi sulla "soglia" del divino e squarciare il silenzio del mistero.
Come accadde, spiega il Papa, ai "due di Emmaus" che, lungo la strada e attraverso il colloquio con il Viandante sconosciuto, si aprirono via via, con "il cuore che ardeva in petto", ad una visione nuova di quanto era accaduto in quei giorni.
Il dolore vissuto cessava di essere solo dolore e si illuminava con la luce di un'alba nuova. E sullo sfondo del cuore, tormentato dalla tragica assenza dell'amato, ormai crocifisso, si stagliava, impensata, la felice presenza del Volto del Risorto.
Un messaggio, quindi, quello per la XIX Giornata mondiale del malato, che invita a guardare alla malattia trasferendola, con il pensiero, dalla tenebra del non senso alla luce del significato, dal deserto dell'aridità alla fecondità del chicco interrato nel campo, oltre il quale si può intravvedere "lo stelo, la spiga e il chicco pieno nella spiga" e immaginare, sullo sfondo, la tavola imbandita del banchetto...
Uno scenario capovolto, insomma: la malattia come panorama di vita, non come cammino verso la morte.
Per questo, nel messaggio non potevano mancare, e non mancano, né l'accenno - e il sostegno - alle iniziative delle diocesi a favore della vita dei malati; né il forte appello alle autorità perché investano energie nelle strutture sanitarie; né, per chiudere, il coraggioso invito finale rivolto a tutti - e specialmente a quanti fanno riferimento ai valori del Vangelo - di riuscire sempre a vedere nei volti dei malati "il Volto dei volti: quello di Cristo".
Filippo Curatola
direttore 'L'Avvenire di Calabria' - Reggio Calabria-Bova e Locri-Gerace
© SIR - 11 febbraio 2011
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