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Tremonti e Letta scontro sotterraneo anche su la Ru 486 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 20 Ottobre 2009 11:14
Ricovero. È questa la chiave che ha aperto alla Ru486 la porta del nostro Paese. Su questo, infatti, si è trovato un compromesso che ha portato ieri l'Agenzia del farmaco a dare il via libera definitivo alla Pillola abortiva. Ma è stato un via libero molto sofferto, frutto di un compromesso trovato nel centrodestra, prima ancora che all'interno del consiglio di amministrazione dell'Agenzia, e che ha evitato alla maggioranza guai peggiori. Lo scontro in atto, infatti, rischiava di diventare un'altra puntata dell'eterno confronto tra Gianni Letta e Giulio Tremonti. E, seppure ieri il Pdl rivendicasse una vittoria, nel mondo cattolico era per evidente il malumore per come il Governo ha gestito l'intera vicenda. Singolarmente ieri, con la decisione definitiva dell'Aifa di permettere la commercializzazione della pillola abortiva, è stato per tutti il giorno della vittoria. Di chi, cme il centrosinistra, poteva festeggiare quel via libera, e di chi, come molti nel Pdl, rivendicava come un proprio successo le restrizioni imposte all'uso della pillola. «L'impiego del farmaco - si legge, tra l'altro, nella delibera che già era stata discussa il 30 luglio scorso - deve trovare applicazione nel rigoroso rispetto dei precetti normativi previsti dalla Legge 22 maggio 1978, a 194 a garanzia e a tutela della salute della donna; in particolare il farmaco deve essere assunto in una delle strutture sanitarie individuate dalla citata Legge 194/78 e alle medesime condizioni ivi previste, sotto la stretta sorveglianza di un medico del servizio ostetrico ginecologico». Legittimo, dunque, che anche la maggioranza e il Governo salutassero quanto meno con sollievo la decisione di ieri. E, però, dietro le quinte, quel sollievo lasciava spazio a tutt'altro sentimento.

Punto di origine dei malumori: il ruolo svolto da Sergio Pecorelli, persona molto vicino a Giuliò Tremonti. Bresciano, alle spalle un lungo curriculum, Pecorelli è il presidente dell'Aifa. E - di questo è convinta una parte consistente del mondo cattolico, quella che avrebbe preferito che l'Agenzia del farmaco prendesse una decisione molto più restrittiva - in quella posizione avrebbe fatto di tutto per convincere il Pdl e le stesse gerarchie cattoliche che sarebbe stato opportuno che l'Aifa adottasse una posizione morbida sulla pillola abortiva, più morbida ancora di quella che alla fine ha effettivamente adottato. Naturalmente, questo tentativo di far passare una tesi "permissivista" è stato avvertito con una qualche irritazione tra i cattolici dalla maggioranza. Anche perché, anche all'interno del Governo stesso, è stato vissuto come un tentativo di scippo di Tremonti portato su un terreno tradizionalmente di competenza di Gianni Letta.

Le tensioni, per altro, erano già state piuttosto evidenti sin dalla riunione del 30luglio del cda dell'Aifa, quella che approvò la scheda tecnica relativa alla Ru486 rinviando per a una successiva riunione la discussione su come rendere la pillola compatibile con la legge 194. Quella riunione viene convocata per il 30 settembre ma si risolse in un nulla di fatto, nonostante le oltre 5 ore di discussione serrata. Sarebbe stato proprio Pecorelli, in questa sede, a chiedere altro tempo per un approfondimento sulle prescrizioni restrittive delle quali il cda aveva già discusso. E, nel frattempo, si era aperto un altro fronte con l'indagine conoscitiva che muoveva le prime mosse in Senato. Infine, ed è storia di ieri, quelle prescrizioni sono state formalizzate dall'Agenzia che ha dato mandato al direttore generale dell'Agenzia di trasformarle nella "determina" che verrà presto pubblicata della Gazzetta ufficiale

Proprio in quelle prescrizioni andrebbe rintracciato quel compromesso per il quale si sarebbero spesi direttamente il ministro Maurizio Sacconi e il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, e che però non avrebbe affatto rassicurato il mondo cattolico, come dimostrano le parole di ieri di Francesco D'Agostino, ex presidente del comitato nazionale di Bioetica ma soprattutto editorialista fisso di Avvenire. «Se si usa la pillola Ru 486 negli ospedali - ha spiegato D'Agostino - è una foglia di fico il dire che la donna rimarrà ricoverata fino alla fine del processo. È ovvio che l'ospedale non è un carcere: se la donna chiede di essere dimessa, nessuno la può fermare». Ed è questa la prova anche del fatto che il tentativo di mediazione portato avanti nel Governo è di fatto impossibile. E non è detto che la decisione dell'Aifa abbia messo una volta per tutte la parola fine a una vicenda che il mondo cattolico ha vissuto con molta sofferenza. Ora, infatti, la parola passa alle Regioni, e c'è l'indagine del Senato da portare a termine. Spazio di manovra, anche se poco, ce ne è ancora per chi vorrebbe provare a cambiare in zona Cesarini le carte in tavola. E non è difficile immaginare che questa storia possa avere strascichi anche tra il mondo cattolico e il Governo, riattizzando una tensione che sembrava essere arrivata al suo massimo con la vicenda di Dino Boffo.

di Alessandro Calvi

© SAFE - 20 ottobre 2009

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