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| Scorciatoie senza uscita |
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| Scritto da Administrator |
| Venerdì 08 Ottobre 2010 09:30 |
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Sarebbe bene che lo si dicesse a chiare lettere: qualcuno in Italia vuole tornare alla situazione di totale deregulation che c’era prima della legge 40, quando la procreazione medicalmente assistita era regolata solo dal mercato e dal profitto. Qualcuno che non accetta una legge votata da un’ampia maggioranza parlamentare. Qualcuno che non ha ancora digerito il sonoro fallimento del referendum del giugno 2005 col quale si voleva smontare quella legge. Qualcuno che pare allergico alle tutele che la norma offre a tutti i soggetti coinvolti nella fecondazione in vitro. Qualcuno che si ostina a non voler riconoscere i buoni risultati che la legge ha ottenuto (e sarebbe importante che chi esprime giudizi sugli esiti della 40 si informi sui dati reali, prima, per evitare di parlare a sproposito, poi). Qualcuno che forse spera in una qualche "sentenza creativa", per ribaltare la volontà popolare, democraticamente espressa.
L’eterologa, quindi, stravolge il quadro antropologico della famiglia naturale, quella basata sull’unione di un uomo e una donna: se i genitori sociali sono diversi da quelli biologici non per necessità ma per scelta – cioè in provetta – allora spazio alle cosiddette "nuove famiglie", in cui i genitori sono in numero variabile, di sesso uguale o diverso, e alle situazioni in cui è possibile che una figlia ceda i propri ovociti alla madre, o alla sorella, dando luogo a rapporti parentali per i quali non esiste neppure un lessico adeguato. Il divieto dell’eterologa ci ha risparmiato l’enorme problema della compravendita di ovociti, in cui donne giovani e spesso povere vendono i propri gameti, con grave rischio della salute. Se invece vogliamo parlare di "turismo riproduttivo", cioè delle coppie che vanno all’estero per procurarsi quel che serve, sarà bene farlo dopo aver verificato l’esistenza o meno di legami economici fra le cliniche straniere a cui queste coppie si rivolgono e quelle italiane da cui partono. D’altra parte, a differenza di quanto viene ora detto impropriamente, la sentenza con cui la Corte europea dei diritti umani ha imposto all’Austria di eliminare il divieto dell’eterologa non ci riguarda, perché quella norma è diversa dalla nostra e consente in alcuni casi di sterilità maschile la pratica vietata in Italia. Chi nonostante i fatti ritiene che la legge 40 vada cambiata – e non accetta ancora il verdetto contro la manovra referendaria già tentata invano – chiami a raccolta deputati e senatori per dare battaglia in Parlamento, dove le leggi si discutono e si votano. Ma non tiri (anche mediaticamente) la toga ai giudici della Consulta e non cerchi scorciatoie furbastre nel tribunale di turno.
Assuntina Morresi
© Avvenire 7 ottobre 2010 |
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