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"Al di sopra di ogni legge umana - giusta o ingiusta, limpida o contorta - c'è la Legge di Dio, quella Legge "perfetta" che il Creatore ha iscritto nel cuore di ogni uomo e ha poi inciso sulle tavole consegnate a Mosè sul Sinai. Qui sta il fondamento della legge naturale e della morale oggettiva". Il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, in occasione dell'inaugurazione - sabato mattina, 15 gennaio - dell'anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, ha rilanciato il primato della legge morale nell'amministrazione della giustizia. Lo ha fatto durante la messa celebrata nella cappella del Governatorato intitolata a Maria, Madre della Famiglia, alla presenza del personale dei tribunali vaticani e di esponenti della magistratura italiana.
A questo proposito il porporato ha sottolineato che "le radici dell'illegalità risiedono soprattutto nella mancanza di una morale secondo verità. È la moralità, infatti, che responsabilizza e impegna a rispettare la legge, in quanto fa sorgere nella persona una forza interiore che la spinge a osservare le norme. Se però - ha osservato - non si sceglie la morale che parte dalla verità stampata dentro ogni uomo, e dunque per tutti criterio del bene e del male, si cade nella morale soggettivistica, che ha come criterio di riferimento l'individuo e la sua assoluta libertà di definire i confini del lecito e dell'illecito, del giusto e dell'ingiusto. Questa impostazione che attribuisce all'individuo una libertà assoluta - ha ammonito - va contro il disegno di Dio".
Ecco dunque che "per vivere in una società serena e ordinata, occorre un riferimento puntuale alla legalità, che si ottiene riscoprendo il significato positivo e liberante della legge morale" e al contempo "la sua incidenza sociale". La legge morale, infatti, per il segretario di Stato "non si pone contro la persona e le sue esigenze, ma è al suo servizio, aiutandola a non essere dissociata al proprio interno tra la verità che Dio ha impresso nel suo cuore e il comportamento concreto che assume nella vita". Per questo la comunità cristiana deve assumersi un grande compito: "Essa, in ogni sua articolazione, è chiamata - ha detto - a educare alla Legge di Dio, ai Comandamenti. In una situazione culturale confusa e spesso sconcertante, come quella attuale, il riferimento alla Chiesa è vivo e forte, perché le si riconosce la capacità e l'autorevolezza per pronunciare una parola di incoraggiamento e di speranza". Infine ha concluso augurando ai presenti "di riscoprire la singolare efficacia della preghiera in ordine al rinnovamento della coscienza e della moralità".
Il rito, concelebrato dai monsignori Lech Piechota e Roberto Lucchini, della segreteria particolare del cardinale Bertone, e diretto da monsignor Guillermo Javier Karcher, cerimoniere pontificio, è stato animato dai canti dell'Accademia filarmonica romana, diretta da monsignor Pablo Colino. Erano presenti, tra gli altri, i vescovi Antoni Stankiewicz, decano del Tribunale della Rota Romana, e Giorgio Corbellini, vice segretario generale del Governatorato, i monsignori Gianpaolo Montini, promotore di giustizia della Corte di Cassazione, e José María Serrano Ruiz, presidente della Corte di Appello, con i giudici Joacquín Llobell, Angelo Urru e Giovanni Battista Defilippi, Agostino De Angelis, e Giovanni Vaccarotto, direttori di vari uffici del Governatorato.
Alla preghiera dei fedeli sono state elevate intenzioni per i cristiani impegnati nelle istituzioni della società, perché si adoperino nella costruzione di un mondo più fraterno, più giusto e solidale; per coloro ai quali il Papa ha affidato l'incarico prezioso e delicato di amministrare, a suo nome, la giustizia nella Città del Vaticano, e per i magistrati e le altre autorità italiane intervenuti.
È seguita, nel vicino Palazzo del Tribunale, la cerimonia di inaugurazione, con la relazione del promotore di giustizia Nicola Picardi.
Nell'aula delle udienze erano i cardinali Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato, Attilio Nicora, presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e Sergio Sebastiani (gli ultimi due porporati sono membri della Corte di Cassazione); l'arcivescovo Domenico Calcagno, segretario generale dell'Apsa; monsignor Peter Bryan Wells, assessore della Segreteria di Stato.
A fare gli onori di casa, il presidente del Tribunale Giuseppe Dalla Torre, con i giudici Piero Antonio Bonnet e Paolo Papanti-Pellettier, il giudice aggiunto Venerando Marano, il promotore di giustizia aggiunto Pierfrancesco Grossi, e il cancelliere supplente Raffaele Ottaviano. Tra gli altri hanno partecipato Cesare Mirabelli, consigliere generale dello Stato della Città del Vaticano, e Giovanni Giacobbe, promotore di giustizia della Corte di Appello.
Tra le autorità italiane intervenute, l'ambasciatore presso la Santa Sede Francesco Maria Greco, il vice presidente della Corte costituzionale Paolo Maddalena, con i presidenti emeriti Annibale Marini, Franco Bile, Giovanni Maria Flick e Francesco Amirante; il primo presidente della Corte di Cassazione Ernesto Lupo, il presidente della Corte di appello di Roma Giorgio Santacroce, il presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, l'avvocato generale dello Stato Francesco Ignazio Caramazza.
(©L'Osservatore Romano - 16 gennaio 2011)
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