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Ora una battaglia culturale PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 13 Agosto 2010 07:14
DA MILANO ENRICO NEGROTTI - intervista al presidente del Movimento per la vita
’Le cifre relative agli aborti nel nostro Paese sono sempre spaventose. L’aspetto positivo della relazione sulla 194 e’ l’e­mergere del fatto che sono i fat­tori culturali a contare nella prevenzione dell’aborto’. Car­lo Casini, presidente del Movi­mento per la vita (Mpv), trae dai dati diffusi ieri dal Ministe­ro ulteriore sprone per le pros­sime battaglie culturali.


Anche quest’anno gli aborti sono in calo, ma restano pur sempre 117mila. Come giudi­ca la realta’ fotografata dalla Relazione?


Le cifre sono sempre spaven­tose: ogni anno «sparisce» una citta’ capoluogo di provincia. L’aspetto positivo, appena ac­cennato nella Relazione, e’ nel­la conclusione che si puo’ trar­re dal confronto con altri Pae­si occidentali, dove gli aborti crescono nonostante la mag­giore diffusione della contrac­cezione e delle pillole abortive, penso a Francia e Gran Breta­gna. Oppure con altri due Pae­si con leggi simili, come Spa­gna e Polonia: nel primo gli a­borti crescono, nel secondo do­po la caduta del comunismo sono crollati. Entrambi i con­fronti evidenziano che a con­tare nella prevenzione dell’a­borto sono i fattori socio-cul­turali: le battaglie per il ricono­scimento del diritto alla vita, che fanno la Chiesa, il Movi­mento per la vita e tante altre realta’ producono frutto.


Come si puo’ migliorare la pre­venzione dell’aborto?


Innanzitutto migliorando l’a­zione dei consultori, richia­mandoli al loro originario com­pito, che non e’ quello di rila­sciare i certificati per l’interru­zione di gravidanza ma di es­sere strumenti per difendere la vita. Mi piace sottolineare l’au­mento della diffusione dell’o­biezione di coscienza, anche nel personale non medico: cre­sce la consapevolezza che il concepito non e’ un grumo di cellule, ma un essere umano.


Come si puo’ valutare la stima di 15mila aborti clandestini, dichiarati in calo?


Il ragionamento per spiegare il calo di un fenomeno clande­stino non convince, basato com’e’ su modelli matematici non indicati. Inoltre non tiene conto dell’abortivita’ precoce, causata dalla pillola del giorno dopo: il dato di 370mila confe­zioni vendute deve far riflette­re. Sebbene non siano tutti a­borti precoci, certo non posso­no essere spacciati per con­traccezione, nonostante le de­finizioni ufficiali.


Aumenta l’abortivita’ dopo le 12 settimane. E’ un segnale in controtendenza?


Gli aborti tardivi sono ormai al 3%. La legge li permette solo quando la gravidanza com­porti un grave pericolo per la vita della donna o per la sua sa­lute fisica o psichica: pare evi­dente che c’e’ un allentamento nella valutazione di questi pe­ricoli, stanti i progressi della medicina. Cosi’ come mi pare indicativo il dato sull’urgenza – che evita la settimana di rifles­sione – ormai al 9%: nono­stante sia da riferire a ragioni di salute, si e’ spesso trasfor­mata in un’urgenza relativa al­lo scadere delle 12 settimane. Ma rispetto alla media nazio­nale la Toscana tocca il 22% e l’Emilia-Romagna il 14,2: sono meno sane le donne di queste regioni, o c’e’ un minor rigore dei medici nell’applicare la leg­ge?


Quali obiettivi si pone il Mpv di fronte a questi dati?


L’obiettivo finale e’ capovolge­re la 194, ma intanto realistica­mente occorre puntare alla modifica dell’articolo 1 del Co­dice civile, per stabilire che l’es­sere umano acquista capacita’ giuridica al concepimento; e la riforma dei consultori.

© Avvenire - 10 agosto 2010

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