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| Noi non prescriveremo la Ru486 |
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| Scritto da Administrator |
| Lunedì 03 Agosto 2009 10:27 |
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Il comunicato di Medicina e Persona "A nessuna donna io darò un medicinale abortivo". "E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell'arte, onorato dagli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro". Molti di noi hanno proclamato queste frasi contenute nella prima edizione del Giuramento di Ippocrate, scritto intorno all'anno 400 a.C. Nella nuova edizione del Giuramento, quella moderna, si legge: "Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio, giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento, rifuggendo da ogni condizionamento". Ora che la prescrizione e l'uso della pillola abortiva RU 486 sono stati resi possibili anche nel nostro Paese dai livelli istituzionali preposti (Aifa), non c'è più argine se non la coscienza di ognuno di noi, la coscienza di ognuno dei professionisti che tutti i giorni lavorano per la salute. La nostra professione è una professione per la vita, la medicina è nata da questo anelito: assistere. Per questo studiare, curare, guarire quando possibile. Non è dato altro scopo, pena la morte della professione stessa. La medicina o è per la vita o non è più medicina. Chi prescrive la pillola Ru486 tradisce la propria professione, cioè tradisce sè. Perché la professione è professare attraverso il lavoro il valore che è la vita. Sempre. Per dirla con Camus, in "La peste, 1947": "Al medico spetta il compito più difficile di tutti: riordinare ogni cosa dalla sua origine, così da plasmare una società vivente all'interno di una società morente". Occorrono coraggio e certezza dello scopo - che è fare il bene, il bene del paziente, che è anche il nostro bene - per adempiere a una professione come la nostra. Noi non prescriveremo la Ru486. Invitiamo tutti - colleghi e operatori della salute - a fare lo stesso. © Tempi 31 luglio 2009 |
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