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| La pillola ha effetti "indesiderati": ora sono tutti anti-abortisti |
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| Scritto da Administrator |
| Martedì 06 Aprile 2010 16:11 |
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La "vocazione naturale" della Ru486 è infatti quella di introdurre l'aborto a domicilio, trasformando l'interruzione di gravidanza da un problema sociale e un disvalore da prevenire e comunque da monitorare strettamente - come prevede la legge 194 - a un atto medico personale, che sconfina quindi in un diritto individuale, che quindi diventa veramente difficile prevenire.
Una banalizzazione solamente concettuale dell'aborto, visto che con la Ru486 la procedura è più lunga, dolorosa, incerta e rischiosa di quella per via chirurgica: banalizzazione però che, se non viene riconosciuta e smascherata, ottiene il risultato di rendere l'aborto invisibile, riportando le donne ad abortire a casa e svuotando nei fatti la 194, togliendone i pochi "paletti" previsti.
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E quando la politica se ne è occupata, con il governo Berlusconi, i nodi sono venuti al pettine e si è dovuto mettere bene in chiaro in che modo l'uso della Ru486 fosse compatibile con la legislazione nazionale: l'indagine della Commissione Sanità del Senato dello scorso autunno ha concluso che solo un ricovero ospedaliero per tutta la durata dell'aborto avrebbe garantito il rispetto della legge italiana, e la Commissione Europea ne è stata messa a conoscenza. Un recente parere scientifico del Consiglio Superiore di Sanità, confermandone due analoghi espressi qualche anno fa sullo stesso argomento, ha dato la medesima indicazione: per tutelare la salute della donna che sceglie di abortire con la Ru486, deve essere effettuato un ricovero ordinario fino alla verifica dell'avvenuta espulsione dell'embrione (quindi di almeno tre giorni). A questo punto anche i sostenitori della pillola abortiva non vogliono e non possono ammettere che il vero obiettivo è l'aborto "fai-da-te", e per respingere questa accusa si trovano costretti a fare dichiarazioni pubbliche sempre e comunque a favore della vita nascente. Livia Turco, per esempio, che da ministro della Salute nel governo Prodi è stata il principale artefice dell'ingresso della Ru486 in Italia, oggi ha rivendicato che il suo governo - Prodi, appunto, quello dei DICO - si è occupato (ma quando?) di "tutela della maternità, politiche per la famiglia e prevenzione dell'aborto". L’ex ministro è in buona compagnia: Enrico Rossi, neo governatore della Toscana, assessore toscano alla sanità nella scorsa legislatura, “dimenticando” di essere stato il primo, in Italia a permettere l’uso della pillola nella propria regione con una delibera del consiglio regionale, ieri ha sottolineato l’impegno della sua regione per la prevenzione degli aborti.
Insomma, basta scorrere i lanci di agenzia di questi giorni per vedere il primo risultato dell’ introduzione della Ru486 in Italia: una gara a definirsi pubblicamente pro-life e contro l’aborto, e stendiamo un velo pietoso sui tentativi surreali di fare apparire “una vera antiabortista” perfino Emma Bonino, nei giorni scorsi di campagna elettorale.
E oggi tutti i neo governatori del centro destra si sono dichiarati pubblicamente e personalmente impegnati a favore della vita nascente, con i due leghisti Cota e Zaia, in particolare, decisamente contrari all’uso della Ru486 nelle regioni che governeranno.
Un vento nuovo, insomma, che soffia grazie alla battaglia sulla Ru486. Dove ci porterà? Vedremo. |
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