ZM. Ci colpisce il ricorso reiterato di alcuni a richiedere misure atte a combattere lo stigma sociale, l'esclusione il pregiudizio, la discriminazione, la vergogna, la paura ed il timore di essere additati alla gente. Condivide questa preoccupazione del mondo dei disabili psichici ?
Previte. Spesso e volentieri si "coltiva" a parole e si vuol diffondere il concetto ed il principio di una certa "filosofia" che tende al fine di ottenere una corretta e maggiore informazione verso la malattia mentale, intesa a superare lo stigma sociale, l'esclusione, il pregiudizio, la discriminazione.
Il suggello la vergogna la paura di essere additati alla gente, è ipotesi che non sussiste nell'animo umano e nella solidarietà del quotidiano, (almeno in parte) perché non è qui che si devono ricercare queste situazioni, queste affermazioni che lasciano attonite e sconcertate le famiglie di questi "desaparecidos della n/s civiltà".
La vergogna da stigmatizzare è nelle leggi 180 e 833 che hanno "ordinata" la chiusura dei "manicomi" senza sufficientemente aver programmato servizi specifici in strutture adeguate e quanti "difendono" queste leggi sono nella perfetta malafede, perché non valutano quanto succede nelle famiglie e nella società.
Il Basaglia, padre della teoria della giusta chiusura del manicomio, diceva che il "malato con problemi psichici va curato e non segregato"!
Sono rimasti solo i Servizi di diagnosi e cura (?) negli Enti Ospedalieri Generali, dove a volte non esistono Reparti di accettazione per malati in TSO ( Trattamento Sanitario Obbligatorio) e dove esistono, i malati vengono riempiti di psicofarmaci o manciate di pillole sufficienti a farli ritornare a casa dopo 7 giorni, salvo altra conferma, ai sensi dell'art. 35 legge 833.
L'esclusione, anzi direi l'emarginazione avvilente dei malati non viene compiuta da parte della gente.
La famiglia di questi "desaparecidos della n/s civiltà" non è sufficientemente garantita per trovare il posto giusto dove curare il proprio familiare, perché questo tipo di "malati" non possono essere curati in casa, né si possono tenerli in casa.
Invece si deve combattere la cultura dell'assistenzialismo che ghettizza il malato e non rivendica i loro diritti.
Il pregiudizio non può essere considerato una indicazione di corrispondenza alla realtà. Si può parlare di paure di fronte ad un nemico invisibile e pertanto incontrollabile, come i quasi giornalieri episodi di lucide follie che riempiono le cronache.
La solidarietà per la persona-sofferente, oggi, è rivestita di ipocrisia, anche se a volte si può notare che il rispetto per gli animali-verso i quali nutriamo il bene-supera l'interesse verso l'uomo collocandolo nella serie b dell'etica sociale.
ZM. L'Assemblea Generale dell'ONU il 6 dicembre 2006 ha adottato la "Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità", Documento sottoscritto dall'Italia il 30 marzo 2007 a New York da parte del Ministro della Solidarietà Sociale insieme al Sottosegretario dello stesso Dicastero.
Ma il Governo Prodi, non ha ratificato il Documento Internazionale, né ha adottato leggi appropriate.
Il Governo Berlusconi ha ratificato la "Convenzione". La ratifica, certo, è già qualcosa ma non basta.
Lei ritiene possibile promuovere una cultura ed una politica sanitaria e sociale più adeguata nei confronti delle persone malate di mente e delle loro famiglie?
Previte. Il Governo Berlusconi ha ratificato il 20 febbraio 2009 con il disegno di legge n.2121 la "Convenzione sui diritti delle persone con disabilità" dell'ONU, ma all'art.2 approvando in toto quanto prescrive il Documento dell'ONU compreso il Protocollo Opzionale, ha messo in moto, non tentativi di introdurre l'eutanasia, ma l'ha introdotta con gli art.23 e 25 ed a danno dei disabili fisici e degli handicappati psichici "generando" un Osservatorio Nazionale sulle condizioni delle persone con disabilità".
Questo non è passato inosservato da parte del mondo della sofferenze, né da quello cattolico!
Aggiungo che in maniera del tutto sprovveduta si è andati contro quanto prescrive la"Convenzione" con l'art. 10 "per l'inalienabile diritto alla vita", con l'art.15 dove "nessuno dovrà essere sottoposto ad esperimenti medico scientifici", con l'art.16 dove "si è contro ad ogni sfruttamento, violenza od abuso", contro l'art.25 dove "si favorisce l'assistenza sanitaria ed impedisce il rifiuto agli alimenti o liquidi".
Un caso contrario a quello di Eluana Englaro : là si è voluto togliere la "spina", qua si protesta per l'eventuale previsione dell'applicazione del "budget del ricoverato".
Inoltre contro l'art.2 della Costituzione Italiana ( diritto alla vita), contro l'art.3\(uguaglianza della legge), contro l'art.32 ( nessuno può arrogarsi il diritto di impedire ad ogni persona di far udire la propria voce).
Con tre Petizioni al Parlamento Italiano ho esposto le preoccupazioni circa le modalità interpretative del voler associare i disabili con minorazioni fisiche con l'handicappato mentale richiedendo un emendamento per il riconoscimento della condizione di handicappato mentale secondo l'art.47 della "Convenzione".
Inoltre ho richiesto l'emissione di un emendamento in base all'art.47 paragrafo 1) della "Convenzione" :
1.) per far riconoscere lo stato giuridico dell'handicappato mentale;
2.) nel rispetto della dignità umana precise riserve e tali da escludere ogni possibile riferimento all'eutanasia ed ad ogni metodo di sterilizzazione o modalità della salute riproduttiva di cui agli artt. 23 e 25 ,
3.) come recita l'art.4 della "Convenzione" ad adottare norme migliorative in un legge-quadro di riforma dell'assistenza psichiatrica che l'Italia deve applicare a parziale modifica
4.) se l'Italia, quale membro della Nazioni Unite e competente, a richiedere all'ONU la indizione di una "Giornata Mondiale sulla salute mentale".
Ma nulla è stato fatto e questo è una grave sconfitta del mondo della disabilità.
E' auspicabile una politica sanitaria e sociale urgente!
ZM. Ma cosa è, in cosa consiste questo "budget del ricoverato" che sta interessando anche l'opinione pubblica estera. Perfino i giornali londinesi, quelli svizzeri, ne hanno diffusamente "parlato"! Quasi sia una prassi omertosamente diffusa.
Previte. Questa "forma", che ho "forgiato" "budget del ricoverato", non trova riscontro nelle regole statutarie, ma, pare, che si possa trovare in alcune politiche sanitarie regionali e potrebbe consistere nel limitare, nel nome del risparmio, il diritto alla vita ed alla salute dei cittadini, disumanizzando il rapporto sociale.
Ora nelle leggi finanziarie, nella ripartizione delle spese sostenute dalle Regioni e nelle convenzioni o protocolli stipulati con ospedali pubblici o privati, la parola d'ordine, pare, sia quella di spender meno, restringendo i tempi di degenza perfino per fasce di età ed in qualunque condizione di salute si trovi il paziente.
Certamente a rischio e maggiormente penalizzate vengono a trovarsi le persone in età avanzate, come i disabili fisici, gli handicappati psichici, i malati terminali, le persone anziane in quanto la patologia da essi subita abbisogna di prestazioni sanitarie molto costose ed in nome del superiore "ordine" del risparmio si pensa per costoro le speranze di vita siano molto residue.
Se questo avviene, specie su persone disabili agonizzanti od in tarda età, allora non ho nessun dubbio a pensare che trattasi di eutanasia, una omissione di soccorso.
Questa "forma" nulla a che fare con il testamento biologico, essendo quest'ultimo una indicazione di volontà personale, mentre l'eutanasia è il procurare ad un ammalato la fine della sua esistenza.
Debbo aggiungere che nella Conferenza Stampa nella quale ho partecipato il 10n dicembre 2009 nella Sala Conferenze di Palazzo Marini della Camera dei Deputati ho esposto questa grave ed urgente situazione, nel santuario della politica, con "educato vigore" come hanno pubblicato i mass media.
Ma le Istituzioni non "sentono", non vogliono farci "conoscere" la verità, non interessa la vita di quanti soffrono.
Il credo d'oggi è dettato da due simboli SS ( soldi e sesso). E' veramente vergognoso un tal comportamento.
ZM. Ma, secondo lei, cosa deve fare lo Stato per evitare questo.
Previte. Ritengo essenziale che le Autorità pubbliche,e lo ho condensato in una Petizione al Parlamento Italiano, adottino opportuna vigilanza al fine di garantire ad ogni persona, soprattutto debole ed indifesa come i malati terminali in tarda età o disabili, il diritto a continue e specifiche cure fino al compimento naturale della vita.
Attendo, unitamente all'opinione pubblica, una risposta dal Parlamento Italiano che non può fingere di ignorare e con la massima urgenza di far conoscere la verità.
ZM. Uno dei problemi più scottanti e più difficili per le famiglie in cui è presente un malato psico-fisico, è l'incertezza del "dopo" di colui/ei che in atto sostengono il peso dell'assistenza , in quanto non hanno una sicurezza e ferma tutela sui vari tempi assistenziali che il proprio familiare superstite dovrà affrontare.
Cosa pensa?
Previte. Da tempo, da molto tempo nelle mie Petizioni giacenti in Parlamento ho richiesto, anche, la costituzione di un Fondo Speciale Economico, come avevo "suggerito il 17 marzo 2005 nella Sala Verde di Palazzo Chigi al Governo Berlusconi nella "Giornata di riflessione sulla depressione", unitamente ad altri 8 punti necessari ed urgenti sulla disabilità.
In questo Fondo confluire quelle parti di patrimonio, risparmi o beni che in eredità andrebbero ai psico-fisici che un giorno resteranno soli, gestito da un Ente Pubblico che costituisce una regolare continuità che "altri" non possono attuare.
ZM. Gli invalidi civili al 100% percepiscono una provvidenza economica di euro 254,88 euro al mese.
Cifra al di sotto del minimo vitale della soglia di povertà fissata in 600 euro al mese - soglia già ridicola fissata con chissà quali criteri.
Non le pare una vergognosa situazione?
Previte. Questo argomento, le cui finalità Lei mi prospetta, è ampiamente condiviso in quanto questa somma consente al disabile solo sopravvivenza, davvero poco collegata agli indicatori dell'inflazione del costo della vita.
ZM. Il Governo tedesco guidato dal Cancelliere Angela Merkel ha un Ministro, Wolfagang Schauble, al Dicastero degli Interni, disabile, paralizzato su una sedia a rotelle.
Secondo Lei un disabile fisico potrebbe entrare, per ipotesi, nel Governo e cosa manca nel nostro Paese per raggiungere la piena integrazione dei portatori di handicap nei palazzi della politica?
Previte. Certamente sarebbe auspicabile, in quanto non solo il Governo tedesco ha un disabile, ma ricordiamoci che il Presidente degli Stati Uniti Franklin Rooselvet dalla seggiola a rotelle ha guidato gli USA nella 2° Guerra Mondiale, Beethoven, la cui nota sordità non gli ha impedito di essere tra i più grandi musicisti della storia del mondo, Omero la cui cecità non gli ha impedito di comporre poemi straordinari come l'Iliade e l'Odissea.
In sintesi qualora si negasse alla situazione de quo il diritto ad esprimere sarebbe una discriminazione.
ZM. Il Testo Unificato Burani-Procaccini sulla malattia mentale ha posto termine alla riforma dell'assistenza psichiatrica ? Di interventi legislativi non se ne è più parlato da tempo. Crede opportuno rivedere la legge 180 sulla chiusura dei "manicomi"?
Previte. Ritengo indispensabile l'adozione di un Testo Unico sulla disabilità attualmente molto frammentario.
Da quando è sparito dall'agenda parlamentare il Testo Unificato Burani-Procaccini, dove era abbinata la mia Petizione dall'aprile 2005 sotto la Presidenza dell'On.Pier Ferdinando Casini, della malattia mentale non se ne è più parlato. Mai è stato "svelato" questa misteriosa omissione.
Sono del parere che necessita una legge-quadro per incarnare quei principi innovativi dettati dalle Conclusioni di quella "Indagine Conoscitiva"del 16 luglio 1997 onde tutelare la dignità e la salute dei sofferenti psichici, adottare servizi specifici in strutture adeguate, garantire la sicurezza di tutti i cittadini.
Quelle mancate modifiche alla legge 180 e 833 deve "pesare" sulla coscienza del Legislatore, è un bilancio negativo, perché la situazione dei malati psichici in Italia, tra solitudine e sofferenza e strutture inadeguate o carenti, è rimasta inalterata.
E' un desolante panorama quello che si presenta tre decenni dopo l'entrata in vigore della legge che ha "chiuso" i manicomi o vogliamo chiamare Ospedali Psichiatrici, ma sempre in una situazione di grandi "manicomi".
La n/s Associazione ha sempre cercato di far considerare il problema di primaria importanza nonostante si siano spente le luci e sia calato il sipario su quello che è e deve essere ritenuto un vero dramma in un clima di vera emergenza per la comunità tutta di fronte alla quale sono auspicabili delle opportune modifiche legislative.
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