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| Il malinconico mondo dei superman |
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| Scritto da Administrator |
| Lunedì 09 Novembre 2009 09:20 |
di Laura Palazzani
Iprogressi scientifici nell'ambito delle neuroscienze, delle scienze cognitive, della genetica, delle biotecnologie e delle cybertecnologie aprono scenari nuovi che sollevano inediti interrogativi etici. È possibile usare farmaci e tecnologie non solo per curare malattie o conservare condizioni di salute, ma anche per potenziare capacità fisiche, mentali ed emotive? È lecito intervenire sul corpo per finalità che vanno oltre la terapia, solo per farci sentire "migliori" trasformandoci in superman e wonder woman? In realtà, il potenziamento minaccia la dignità umana. Si tratta infatti di un tentativo di superare i limiti della natura, nello sforzo di manipolarla sulla base di desideri soggettivi, e quindi arbitrari, selezionando caratteristiche fisiche, mentali ed emotive considerate migliori. Il potenziamento minaccerebbe inoltre la giustizia sociale, in quanto inevitabilmente produrrebbe disuguaglianza tra chi ha la possibilità di accedere alle tecnologie e chi rimane nelle condizioni naturali, introducendo squilibri nella competizione. Il potenziamento condurrebbe infine a nuove forme di discriminazione: non solo creerebbe una subalternità tra abili (naturali) e super-abili (potenziati), ma accentuerebbe anche inevitabilmente il divario tra disabili e abili, promuovendo una mentalità di marginalizzazione di chi è considerato "imperfetto". La corsa verso il potenziamento porterebbe così a legittimare ogni richiesta del soggetto al medico a prescindere da obiettive condizioni di malattia, sia rispetto a se stesso (per migliorarsi) sia rispetto agli altri (per avere i figli migliori, mediante l'eugenetica positiva o la selezione delle caratteristiche genetiche preferite). Il medico diventerebbe in questo modo un mero esecutore di desideri altrui, finendo con il dimenticare il suo dovere terapeutico. L'uso di tecnologie o farmaci a fini migliorativi potrebbe oltretutto provocare danni gravi, sproporzionati rispetto ai benefici ottenibili: paradossalmente, con l'obiettivo di migliorarsi, si potrebbe danneggiare la propria salute. E si finirebbe anche con il dimenticare che il vero miglioramento si ottiene non attraverso l'uso di farmaci o di tecnologie, in modo rapido e passivo, ma mediante lo sforzo personale, l'impegno attivo e quotidiano, la relazione con gli altri. (©L'Osservatore Romano - 7 novembre 2009) |
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