|
CONCEPITI IN PROVETTA, “SOLO 1 SU 10 ARRIVA AL PARTO" |
|
|
|
|
Scritto da Administrator
|
|
Lunedì 20 Aprile 2009 11:38 |
“La vita del concepito in provetta è in grave pericolo anche quando esso viene destinato alla nascita mediante trasferimento in utero: soltanto 1 su 10 arriva al parto e l’ombra di morte si estende quando vengono trasferiti embrioni scongelati. In tal ultimo caso solo un concepito su 20 giunge al parto”. Lo ha detto Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita italiano (Mpv), presentando oggi a Roma il “2° Rapporto sullo stato di attuazione della legge 40/2004” sulle norme in materia di procreazione medicalmente assistita.
"Nel triennio 2005-2007 - ha detto Casini - su 196.399 embrioni trasferiti, ha potuto essere provata la nascita di solo 16.185 bambini". Casini ha quindi sottolineato che "l'effetto più benefico della legge è stato quello di aver evitato nel solo triennio 2005-2006-2007, per il quale esistono dati che consentono il calcolo, la possibile formazione soprannumeraria e la conseguente possibile distruzione, diretta o per congelamento, di altri 120.000 embrioni (i calcoli danno la cifra di 121.869)". Nel periodo 2003-2007 sono stati 5.349 gli embrioni morti per effetto dello scongelamento. "Il rispetto dei limiti posti a tutela del diritto alla vita hanno meglio garantito la salute della donna e non hanno diminuito la percentuale del successo". È la seconda considerazione svolta da Carlo Casini, presidente del Mpv, presentando oggi alla stampa il "2° Rapporto sullo stato di attuazione della legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita". Casini ha infatti precisato che "sono diminuite le sindromi da iper-ovulazione (0,44% nel 2007 contro l'1,02% della media europea) perché - ha detto - una pluralità di stimolazioni dolci è meno pericolosa delle stimolazioni severe, possibili quando non sia posto un limite alla generazione di embrioni e quindi al prelievo di ovociti". Questi risultati sono desunti dal confronto con dati di altri Paesi europei, presenti nella ricerca. "La probabilità che una donna richiedente la procreazione medicalmente assistita debba più volte sottoporsi a trattamento iper-ovulatorio e prelievo è andata calando - ha aggiunto Casini - passando dal 30,5% dei cicli e dal 14,3% dei prelievi del 2003 al 20,6% dei cicli e al 7% dei prelievi nel 2007, in netta controtendenza con quanto accade nella inseminazione semplice dove la stimolazione plurima è andata crescendo (29,4% nel 2005 - 34,7% nel 2007)". Entrando nel dettaglio delle cifre e commentandole, Casini ha affermato che "la cifra dei morti prima di nascere è imponente: se sommiamo il numero degli embrioni trasferiti nel triennio 2005-2007, in totale 196.399, e lo si confronta con il numero accertato dei nati vivi nello stesso periodo, 15.089, si ha un'idea della proporzione". Ha poi aggiunto: "Vero è che non tutte le gravidanze hanno potuto essere controllate e con una certa larghezza si può supporre che i nati sia stati circa 21 mila rispetto a quelle controllate, cioè circa 1 su 10". Casini ha poi evidenziato come dai dati del Rapporto emerga che "l'aspettativa di avere un figlio per una coppia nella quale è presente una donna di età superiore ai 35 anni è ridotta del 50% rispetto alle coppie nelle quali le donne hanno una età inferiore". Perciò, ha concluso, "non è giusto valutare insufficienti i risultati della procreazione medicalmente assistita in Italia perché inferiori a quelli di alcuni paesi stranieri, senza tener conto delle differenze di età". Dalle tabelle risulta che "l'Italia detiene il primato delle donne ultratrentacinquenni che ricorrono a tali tecniche".
© SIR
|