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| “Budget del ricoverato” è una “licenza di uccidere”? |
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| Scritto da Administrator | |
| lunedì 07 dicembre 2009 | |
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Da tempo in Italia si registrano tentativi di legalizzare l'eutanasia. Ma in breve cerchiamo di conoscere queste vicende umane, che vorrebbero "spingere" la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri, offrendo due possibilità di agire. Nei casi Englaro-Welbi( morire di fame e sete ), cioè ad un morire intenzionale!. (eutanasia attiva). Nel caso "budget del ricoverato"( una licenza di uccidere ? ) cioè omissione di soccorso (eutanasia passiva).. Tutto in contrasto con Ippocrate, il padre della medicina, che adottava il principio "l'uomo è ministro ed interprete della natura, se ad essa non obbedisce, ad essa però non comanda". In una parola la medicina ed il dovere del medico sono di proteggere la salute, guarire le malattie, alleviare le sofferenze, confortare nel rispetto della libertà la dignità della persona. Il problema morale è chiarire il concetto ed il contenuto, ma di fronte ad atteggiamenti di rifiuto dell'accanimento terapeutico, del dolore non necessario, o testamento biologico (cioè autodeterminazione del paziente, provvedimento in fase itinerante nel Parlamento Italiano), si corre il grave rischio che dal considerare la così detta pietà per le sofferenze insopportabili, si possa passare alla legalizzazione della vita senza valore , "considerazione" che potrebbe coinvolgere disabili psico-fisici, malati terminali, anziani non autosufficienti. Nei tempi recenti in Olanda dalla primavera del 2002 insiste una legge che permette di accedere all'eutanasia quando un malato è in condizione di malattia grave o di una patologia incurabile. Comunque la posizione olandese in tema di vita è in contrasto con la Convenzione Europea del 1999 che vieta espressamente ogni forma di eutanasia, come nel 1987 a Madrid e nel 1992 a Marbella l'Associazione Medica Mondiale si è espressa contro l'introduzione dell'eutanasia La "Raccomandazione" n.776/1976 dell'Assemblea del Consiglio d'Europa afferma " che il medico deve placare le sofferenze e che non ha diritto di accelerare il processo di morte". A fronte di queste posizioni internazionali brevemente delineate, si pone il cristiano alla luce della fede, l'uomo della strada nel senso del vivere, la società che attende condizioni umane capaci di assicurare l'assenso ad ogni vita, anche la più inutile e senza valore. Vorrei citare una Sentenza della Corte Amministrativa Federale Tedesca del 16 gennaio 1964, la quale rifiuta il principio dell'eutanasia e della legalizzazione in tema di uccisione dei malati psichici dove "ogni uomo, anche il malato nella propria costituzione psichica ha il diritto ad essere rispettato nella sua dignità umana". Alle considerazioni cui giunge l'uomo della strada, che rifiuta categoricamente i giochi politici ed elettoralistici, alle famiglie nelle quali insiste un malato ( mentale, terminale, anziano non autosufficiente ) ed alla società in genere che vuole proteggersi dalle molteplici menti psichicamente instabili che in Italia si aggirano in circa 10 milioni di sofferenti, ci appare inopportuna l'analisi e la metodologia nella sensibilizzazione che a volte ci viene dalla politica che prende in considerazione l'appello da parte di un privato (che forse non è da solo) che desidera sollecitare il Parlamento ad un dialogo su questa tematica! Con tutto il rispetto che abbiamo verso questi "malati", occorre ascoltarli ed aiutarli affinché la vita di un morente diventi accettabile aspettando che la natura compia il suo ciclo naturale. Ma una "cosa nuova" appare nello scenario della vita quotidiana, in quanto, pare, che si vada uniformando nelle strutture ospedaliere il "budget del ricoverato", una "forma di risparmio"che restringerebbe i tempi di degenza del paziente, ancor più grave se i malcapitati sono persone disabili, in tarda età ed agonizzanti. Questo "sistema", se vero, è una significativa indicazione drammatica ed inquietante di piena e legale eutanasia che non accettiamo. Per questo abbiamo inoltrato al Parlamento una urgente Petizione per conoscere la verità! Ci pare, a nostro modesto parere, che una priorità come quella di questo grave ed urgente disagio sociale sia assoluta, perché il morire volontario (come nei casi Englaro-Welbi di fame e sete con richiesta di staccare la "spina") e di questo "budget del ricoverato", pare esistente, (di non staccare la "spina") dovrebbero essere recepite con una massima attenzione sul piano sociale-legislativo con una regola giuridica chiara e risolutiva, perché su queste umane vicende pochi nelle "alte sfere" si degnano di attezionarsi e di puntare il dito. Previte http://digilander.libero.it/cristianiperservire
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