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| L’aborto in Russia emergenza sociale |
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| Scritto da Administrator |
| Lunedì 14 Novembre 2011 07:57 |
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La pratica degli aborti sta avendo effetti pesanti sul futuro della nazione. Nel 2004, il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza ha superato quello delle nascite: 1,6 milioni contro 1,5. Come accennato, assieme ad altri fattori, gli aborti contribuiscono a un pesante declino demografico: in un ventennio, dal 1991 al 2010 la popolazione russa è scesa da circa 149 milioni di persone a meno di 142. Senza una decisa inversione di rotta, la tendenza al calo demografico, come anche sottolineato in una proiezione delle Nazioni Unite, andrà ad aumentare e il numero di abitanti scenderebbe a 116 milioni nel 2050. Il presidente della Commissione parlamentare per la famiglia, la donna e l’infanzia, Elena Mizulina, ha spiegato che le le norme in materia di aborto sono in continua evoluzione al fine di affrontare l’emergenza. «Fare un aborto oggi — ha sottolineato — è semplice tanto quanto acquistare una bottiglia di vodka, ma che l’alcol faccia male alla salute lo sanno tutti, mentre le conseguenze micidiali dell’aborto vengono taciute». E ha aggiunto: «Non possiamo dimenticare la nostra fede. L’aborto è un omicidio e una violazione dei comandamenti divini». Il Patriarca ortodosso di Mosca e di tutta la Russia, Cirillo, ha presentato alle autorità statali un documento ufficiale con proposte concrete per rendere più complesse le procedure abortive. Il presidente del Dipartimento sinodale della Chiesa ortodossa russa per le relazioni tra la Chiesa e lo società, l’arciprete Vsevolod Chaplin, ha osservato che «le attitudini al cambiamento dovrebbero essere riflesse nella politica e nella legge». Secondo l’arciprete «oggi è possibile invertire la tendenza» e ha aggiunto che anche i giovani che non sono legati alla Chiesa vorrebbero vedere una riduzione del numero di aborti. Dal 1993 è operativo un Centro di consultazione medica, denominato «Zhizn» (Vita), con sede presso la chiesa dell’Annunciazione a Mosca, che si propone di informare l’opinione pubblica sulle questioni del matrimonio e della famiglia. La Russia è diventata nel 1920 il primo Paese nel mondo a legalizzare l’aborto, appena tre anni dopo la rivoluzione del 1917. La pratica abortiva, vietata nel 1936 da Stalin, venne in seguito reintrodotta nel 1955, circa due anni dopo la sua morte. Nel 1964 si registrò, nell’allora Unione Sovietica, il più alto livello di aborti, pari a 5,6 milioni. Nel luglio scorso la Duma, fra l’altro, ha approvato una legge che impone severe limitazioni alla pubblicizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza. Secondo questa legge, almeno il dieci per cento della superficie di qualsiasi spazio pubblicitario che offre servizi abortivi deve essere destinato a un’avvertenza circa le gravi conseguenze di una simile procedura. Inoltre la legge prescrive di rinunciare a qualsiasi slogan che sottolinei la sicurezza di questo tipo di interventi. Nei mesi scorsi, il primo ministro Vladimir Putin ha dichiarato che gli interventi delle autorità saranno volti ad aumentare il tasso di natalità. |
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