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7 disabili su 10 a carico solo dei familiari PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 17 Maggio 2010 08:31
ippocrate-fronte.jpg Leggi all'avanguardia ma risorse scarse per realizzarle. È contrastante il quadro della situazione della disabilità in Italia, presentato ieri dall'Istat, che ha pubblicato un volume sulle condizioni di salute, l'esperienza lavorativa, le relazioni familiari e, più in generale, il livello di partecipazione sociale delle persone con disabilità nel nostro Paese. Quelle che vivono in famiglia sono 2 milioni e 600mila, pari al 4,8% della popolazione totale, mentre 190mila sono le persone disabili ospitate in istituto. La disabilità è un problema che coinvolge soprattutto gli anziani (il 44,47% ha più di 80 anni) e le donne, che rappresentano il 66,2% del totale. Il "peso" della disabilità è portato quasi per intero dalle famiglie, sulle quali ricade la «carenza dei servizi», denunciata dall'istituto di statistica. Due i campi dove il divario tra disabili e non disabili è ancora drammaticamente evidente: la scuola e il lavoro.

«Le politiche sull'inserimento scolastico e lavorativo - evidenziano i ricercatori dell'Istat - non hanno ancora conseguito pienamente gli obiettivi prefissati, come testimoniano i dati sui livelli di istruzione delle persone con disabilità, sensibilmente più bassi rispetto al resto della popolazione, e sul numero di occupati che non sono ancora in linea con il resto del Paese».

A livello territoriale, la disabilità è più diffusa nell'Italia insulare (5,7% della popolazione totale) e nel Sud (5,2%), mentre al Nord la percentuale di persone disabili supera di poco il 4%. Per quanto riguarda la tipologia di disabilità, circa 700mila persone hanno difficoltà nel movimento, ossia dichiarano limitazioni motorie, altre 376mila non sono in grado di svolgere, da sole, le principali attività di cura personali e ulteriori 271mila persone denunciano problemi nella sfera delle comunicazioni, quali l'incapacità di vedere, sentire o parlare.

Per la stragrande maggioranza (93%), queste persone vivono in famiglia, «che rappresenta una risorsa fondamentale per affrontare le limitazioni derivanti dalla disabilità», anche se esiste una quota non piccola (32%) di disabili che abitano da soli. Per l'85% di queste persone, inoltre, la fonte principale di sostentamento è la pensione, mentre nella popolazione totale è il reddito da lavoro (45%). Invece, soltanto il 3% dei disabili ha come fonte principale un reddito da lavoro, quota che sale al 6% tra gli uomini. Va da se che alla famiglia tocca "integrare" per garantire al congiunto disabile una qualità della vita dignitosa. Non sempre però questo è possibile, anche sul versante dell'assistenza sanitaria. Se, infatti secondo i dati Istat il 13,2% delle famiglie ha fatto ricorso all'assistenza domiciliare sanitaria per il parente disabile, il 32,8% dei nuclei non ne ha usufruito ma ne avrebbe avuto bisogno. In ogni caso, fino ad oggi circa una famiglia su due, con soggetti disabili, riceve aiuti che, nella maggior parte dei casi, si traducono in prestazioni gratuite provenienti da persone non coabitanti.

«Ma la tenuta della rete di solidarietà - avvertono dall'Istat - dipende dalla capacità dei "policy makers" di orientare l'attenzione anche alle esigenze emergenti nel resto della società e di erogare interventi adeguati e tempestivi. L'intervento di politiche orientate a supportare le famiglie con disabili, attraverso l'erogazione di servizi idonei a soddisfare i loro bisogni, ha anche l'importante ruolo di facilitare l'integrazione di tali famiglie all'interno della nostra società col superamento delle barriere culturali, per esempio allo scopo di colmare l'esistente gap territoriale delle famiglie con disabili nel Mezzogiorno rispetto a quelle del Centronord».

Paolo Ferrario

© Avvenire - 1 maggio 2010
 

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