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L'Antrace, cos'è e come si combatte PDF Stampa E-mail
Lunedì 01 Febbraio 2010 00:00

antrace Nella storia dei metodi di immunizzazione, il carbonchio (antrace) occupa una posizione notevole dato che il primo vaccino anti-carbonchio risale a Pasteur (1881), il quale impiegò per l'immunizzazione degli animali una variante apatogena di Bacillus anthracis.

La successiva scoperta della tossina del carbonchio ha permesso di allestire vaccini acellulari con il solo "antigene protettivo"; tali vaccini sono stati impiegati anche nell'uomo. La tossina del Bacillus anthracis è formata da tre diversi componenti, nessuno dei quali è tossico se inoculato da solo: il fattore I (o fattore edematogeno) è una proteina che inoculata nella cute di animali da esperimento, antrace2 insieme al fattore II, provoca la comparsa in poche ore di un intenso edema locale; il fattore III (o fattore letale) è anch’esso una proteina in grado di portare rapidamente a morte gli animali da esperimento se inoculato insieme al fattore Il.
In altre parole, il fattore Il (costituito anch’esso da una proteina) è il componente della tossina carbonchiosa che rende possibile l'azione dannosa dei due componenti dotati di tossicità e la sua neutraliz-zazione ad opera di anticorpi specifici rende inattiva l’intera tossina (da qui il nome di ‘antigene protettivo’). Attualmente esiste un vaccino anti-antrace per uso umano, che viene utilizzato negli Stati Uniti per vaccinare principalmente personale militare e che è stato appro-vato dalla U.S. Food and Drug Admini-stration (FDA) fin dal 1970. Si tratta di un ‘vaccino anti-antrace adsorbito’ che è prodotto e commercializzato dalla ditta BioPort Inc. di Lansing, Michigan. Tale vaccino è costituito da un filtrato acellulare derivato dalla cultura di un ceppo attenuato di Bacillus anthracis ed è adsorbito su idrossido di alluminio, usato come adiuvante. Il principale componente attivo del vaccino è rappre-sentato dal cosiddetto ‘antigene protettivo’; tra gli eccipienti figurano la formaldeide come stabiliz-zatore e il benzetonio cloruro come conservante. Lo schema di vaccina-zione anti-antrace prevede una prima dose, per via sottocutanea, seguita da dosi a due settimane, a quattro settimane, a sei mesi, a dodici mesi e a diciotto mesi. Il vaccino induce una breve immunità e richiede quindi dosi annuali per poter mantenere appunto un adeguata copertura e, in generale, fornisce un’efficacia protettiva pari al 93%. Il CDC (Centres for Disease Control) negli USA raccomanda la vaccinazione anti-antrace solo in caso di esposizione professionale, quindi nel personale che lavora direttamente con il microrga-nismo nei laboratori, nel personale militare dispiegato in aree ad alto rischio di esposizione, nel personale a contatto con pellame di animali importati in aree dove le misure sono insufficienti per prevenire il contagio e, infine, nel personale che maneggia prodotti animali potenzialmente infettati in aree ad alta incidenza. Possono essere vaccinate le persone sane tra i 18 e i 65 anni d’età; mentre nelle donne in stato di gravidanza il vaccino dovrebbe essere usato solo se assolutamente necessario. Gli effetti colla-terali del vaccino anti-antrace sono in genere scarsi, ma bisogna ricordare che è sempre possibile contrarre la malattia dopo vaccinazione. Moderate reazioni locali si presentano nel 30% delle persone vaccinate e sono rappresentate da arrossamento e dolorabilità nel sito di iniezione; mentre gravi reazioni locali sono infrequenti e rappresentate da esteso edema dell’avambraccio; infine reazioni sistemiche sono riportate in meno dello 0.2% dei casi.


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Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Febbraio 2010 09:15
   

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