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E? certo che il termine tardo latino valeriana risale al verbo valere che significa ?aver forza? e allude all'efficacia che ebbe tale pianta in passato per far godere di buona salute gli uomini.
Questa convinzione talvolta era citata non senza un sapore di magica atmosfera, cosa del resto frequente nelle pratiche mediche medioevali.
Che la pianta provocasse strani fenomeni nel comportamento, specialmente degli animali, fu osservato anche dal Mattioli che ci narr? come essa piaceva singolarmente ai gatti riuscendo ad inebriarli: ? ... sono amicissimi della valeriana e di essa si dilettano meravigliosamente i gatti, di modo che vi vengono all'odore assai di lontano e se la mangiano avidamente?.
Da questi fenomeni si trasse la conclusione che la valeriana agisse in qualche modo sul sistema nervoso e non pass? molto tempo che qualcuno volle provarla su se stesso notando benefici notevoli.
La storia della valeriana infatti ? legata al nome del celebre scienziato Fabio Colonna che, tormentato dall'epilessia, nei primi del XVII sec. volle curarsi con la polvere di questa pianta e venne cos? a scoprirne le propriet? antiepilettiche; non per molto tempo, in verit?, in quanto fin? egli stesso col morire pazzo. Contemporaneamente l'illustre medico di Montpellier Laz?re Rivi?re (Riverio), dopo aver sperimentato la pianta sui suoi pazienti, concluse che la valeriana diminuiva la sensibilit? nervosa ed era dotata di una sensibile efficacia curativa sul sistema nervoso centrale e che pertanto la doveva ritenere adatta a curare l'epilessia.
Frequente nei boschi umidi o lungo i ruscelli, fiorisce da aprile a luglio.
Pianta perenne, erbacea con rizoma stolonifero a radici fibrose e allungate, ha un caule eretto normalmente glabro alto da 100 a 150 cm. con foglie opposte, pennate a 5-11 paia di segmenti lineari, lanceolati.
I fiori rosei o bianchi, ermafroditi, sono raccolti in corimbi terminali disposti a ombrella. Il frutto ? un achenio drupaceo.
PRINCIPI ATTIVI E PROPRIETA TERAPEUTICHE
Si ? sempre pensato che il principio attivo responsabile del?l'azione farmacologica della valeriana fosse l'acido valerianico libero, ma oggi si attribuisce l'azione sedativa caratteristica della valeriana agli esteri borneolici e ad altre sostanze glucosidiche ed alcaloidiche.
Si tratta di un esempio di droga la cui azione farmacologica non dipende da un'unica sostanza, ma da un complesso di composti alcuni dei quali, presi isolatamente, sono forse poco attivi o con caratteristiche farmacologiche non propriamente sedative; la risultante di tutte queste sostanze contenute nella radice di valeriana ? comunque un'apprezzabile azione sedativa.
L'isovalerianato di borneolo per esempio, seppure partecipi soltanto all'attivit? biologica della droga, ? dotato in ogni caso di un debole potere narcotico che favorisce il sonno nei soggetti nervosi diminuendo l'eccitabilit? del midollo spinale.
Il valenolo, un alcool sesquiterpenico costituente l'essenza, manifesta un'azione spasmolitica pari - se non superiore - a quella della papaverina.
L'identificazione recente dei valeropotriati infine, ha permesso di attribuire loro una parte considerevole degli effetti neurotropi della valeriana. I valeropotriati agiscono infatti efficacemente come calmanti in talune forme di agitazione raggiungendo un effetto sedativo senza deprimere le capacit? di concentrazione e le facolt? creative.
In conclusione la valeriana, come estratto totale, possiede un tropismo elettivo sul sistema nervoso centrale e sull'apparato cardiovascolare.
Sul sistema nervoso agisce con effetto depressivo nei confronti dell'asse cerebro-spinale, sul sistema cardiovascolare produce una diminuzione della pressione in rapporto ad una eccitazione parasimpatica e ad una depressione centrale. (M. PEDRETTI, La valeriana, in Erb. Domani 5/86).
Le contrazioni cardiache diminuiscono di frequenza e diventano pi? ampie con una regolarizzazione dell'energia sistolica e della pressione sanguigna. Per questa ragione i preparati di valeriana vengono usati nella terapia delle nevrosi cardiache con palpitazioni e senso di angoscia. (Medicamenta op. cit.).
La pianta ? molto impiegata anche, sotto forma di estratto fluido o tintura o pillole, come sedativo in varie forme di nevrosi, nelle forme non gravi di isterismo, nell'angoscia dei nevrastenici, nell'insonnia nervosa, nelle turbe della menopausa ed in alcune affezioni spasmodiche.
la pagina dei consigli farmaceutici ha trattato la Valeriana
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