Tra i popoli della Malesia ? nota da sempre una pianta medicinale chiamata "erba delle tigri" con la quale, secondo la leggenda locale, le tigri usano "medicare" le loro ferite riportate durante la lotta con gli altri animali strofinandosi su tappeti erbosi ricoperti di tale pianta.
Questa pianta, infatti, trova largo impiego nella medicina popolare indiana come cicatrizzante ed ? indicata con il nome sanscrito di Manduka-parni quale rimedio specifico contro la lebbra.
Nel XVII secolo questo medicamento dalla imperitura fama di cicatrizzante incurios? anche il mondo coloniale e furono gli olandesi Rhumphius e Rheede, botanici al servizio delle colonie, i primi a far conoscere la pianta al mondo occidentale (HEINDRICK A. VAN RHEEDE, Hortus indicus malabaricus, Amsterdam 1678, Eberhard Rurnph, Erbarium Amboinense, 1754).
Si tratta della ora celebre Centella asiatica cos? chiamata forse dal verbo "centellinare" che si riferisce figuratamente al continuo ?sorseggiare? che essa fa nelle stazioni palustri in cui vive; il nome scientifico pi? adottato specie nel XVII secolo fu comunque quello di Hydrocotyle (idro = acqua, kotyle = ciotola), volendosi riferire alla forma peltata delle sue foglie che facilmente si riempiono d'acqua come una scodella.
La centella assunse poi fama di medicamento ufficiale universalmente riconosciuto quando, nel secolo scorso, un medico dell'isola di Reunion, nell'occano Indiano, segu? l'esempio della medicina empirica locale e si cur? con successo la lebbra che aveva contratto durante i frequenti contatti con i malati che egli stesso si prodigava a curare. Da allora, merito soprattutto dei medici coloniali, la centella continu? ad essere sperimentata con successo contro le pi? frequenti malattie della pelle quali la lebbra, il lupus e la scrofola.
Contemporaneamente iniziarono anche i primi tentativi per isolare i principi attivi responsabili dell'azione terapeutica, ma bisogn? giungere quasi alla met? del nostro secolo per conoscere la definitiva configurazione chimica degli asiaticosidi contenuti nella centella. Questa scoperta diede origine ad una lunga serie di ricerche e sperimentazioni che non hanno fatto altro che confermare l'importante ruolo della centella nella medicina empirica indiana.
Vegeta nei terreni umidi e ombreggiati dell'Asia meridionale, di tutta l'Africa equatoriale e tropicale e dell'America centrale.
La droga ? costituita dalle foglie munite di picciolo e raccolte al momento della fioritura della pianta. Essiccata emana un odore poco gradevole.
PRINCIPI ATTIVI E PROPRIETA TERAPEUTICHE
Le foglie di centella hanno un alto tenore di saponine triterpeniche meglio identificate come asiaticoside, acido asiatico e acido madecassico. Contengono poliflavonoidi in forma libera e glicosidica, fltosteroli e tannini.
Senza dubbio i principi attivi pi? interessanti sono riuniti nella frazione triterpenica, cio? gli asiaticosidi e i loro isomeri, e sono stati questi oggetto di numerose indagini farmacologiche.
Il loro singolare tropismo nei confronti del tessuto connettivo porta ad una stimolazione del reticolo endoteliale con una sensibile crescita dei fibroplasti e della sostanza fondamentale costituita dai glucosaminoglicani. Il risultato ? che vengono favoriti i processi di cicatrizzazione delle ferite e pi? in generale vengono normalizzati tutti quei fenomeni che sono conseguenti ad una rottura dell'omeostasi del tessuto connettivo.
Grazie a questa azione trofica e regolatrice sul tessuto connettivo la centella pu? essere impiegata nelle ulcere della pelle, nelle dermatosi varie, nella psoriasi, nella foruncolosi e nelle lesioni corneali e cheloidi (NARDI-GAGLIARDI-RUBINO-MACCHIA,Centella as..., in Erb.Domani 5/91, p. 88).
La sede d'azione degli asiaticosidi ? dunque sul tessuto connettivo, dove viene regolata la produzione di collagene, quando questa ? alterata, mediante la formazione di due aminoacidi fondamentali che sono l'alanina e la prolina.
Normalizzato cos? lo stato fisico-chimico della sostanza fondamentale, la centella trova una indicazione specifica nella insufficienza venosa della quale frena l'evoluzione e ne previene le complicanze distrofiche imputatili ad una alterata circolazione venosa. Una mole notevole di lavori clinici ha rilevato il valore di questi principi attivi in campo flebologico; la centella ? quindi in grado di frenare l'evoluzione della malattia venosa, migliorarne significativamente la sintomatologia, prevenire le complicanze distrofiche e sopprimere le turbe funzionali.
Il tutto avviene con un notevole aumento della contenzione elastica delle guaine connettivali venose ed un aumento della circolazione venosa di ritorno dovuta anche ad una riduzione indotta dell'attivit? piastrinica. Si capisce quindi come un trattamento terapeutico con preparati di centella asiatica contribuisca notevolmente a diminuire la stasi venosa e a prevenire le trombosi venose profonde (M.PEDRETTI, Centella..., in Erb.Domani 6/87).
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