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Una commissione indaga su Pescara |
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Al via i lavori della Commissione d'inchiesta del ministero della Salute sul caso Basile. Questa mattina, nella direzione generale dell'Ausl di Pescara, si è infatti riunita la commissione voluta dal ministro Livia Turco, per fare luce sulla vicenda che ha visto protagonista Marco Basile, il medico dell'ospedale civile di Pescara, arrestato dalla squadra mobile con l'accusa di soppressione di atto pubblico, falso ideologico in atto pubblico e omicidio colposo. "I componenti della commissione - ha spiegato Antonio Balestrino, direttore generale dell'Azienda sanitaria pescarese - hanno preso conoscenza delle strutture e hanno iniziato a esaminare il caso, coadiuvati dal direttore sanitario del presidio ospedaliero, Valerio Fortunato, e da due dirigenti dell'Agenzia sanitaria regionale. L'indagine - conclude Balestrino - dovrebbe terminare nel giro di una settimana, dieci giorni". La commissione del dicastero di Lungotevere Ripa è composta da Alessandro Ghirardini e da Guerino Carnevale, in rappresentanza del ministero, da Maria Zappacosta, responsabile della gestione del rischio clinico dell'Agenzia sanitaria regionale, e da Antonino Ajello, responsabile dell'area qualità della stessa Agenzia.
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Riconoscere e curare le maculopatie |
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Le maculopatie sono le patologie che colpiscono la parte centrale della retina, la membrana nervosa che si trova sul fondo dell'occhio. La malattia più nota che la può colpire è la degenerazione maculare senile, ma non è l'unica. Esistono altre condizioni che possono comprometterne il funzionamento. «In genere colpiscono le persone sopra i 50 anni di età e si mnifestano con un calo della vista o, più tipicamente, con una visione deformata» spiega il dottor Fulvio Carraro, direttore dell'Unità Operativa di Oculistica dell'ospedale di Emoli, in un'intervista video. Le cure nella maggior parte dei casi sono chirurgiche. ma è importante accorgersi il prima possibile del problema. ■ su Corriere Salute Guarda il video
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Diminuzione degli aborti? Non "grazie a", ma "nonostante" la Legge 194 |
Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l'intervento di Carlo Casini, già magistrato di Cassazione e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. E' presidente del Movimento per la Vita italiano, membro della Pontificia Accademia per la Vita e docente presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma.
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“Morte cerebrale”... o eutanasia? |
Paul Byrne, neonatologo, è professore di Pediatria presso la Facoltà di Medicina dell'Università dell'Ohio (Stati Uniti) e direttore del reparto di Neonatologia e Pediatria al St Charles Mercy Hospital dell'Ohio.
Dopo una vita dedicata a fare nascere bambini, a salvare neonati in difficoltà e a combattere contro la piaga dell'aborto, lo abbiamo incontrato a Roma, durante un convegno, nel quale difendeva un altro momento fondamentale della vita umana: la morte. Finis Vitae, il libro che veniva presentato al Consiglio Nazionale delle Ricerche, comprende una serie di saggi sul tema della "morte cerebrale" tra i quali quello del dott. Byrne su: Morte: l'assenza della vita. Gli abbiamo dunque posto alcune domande.
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Siamo medici, non distributori di farmaci |
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Riaffermare con forza l'autonomia per ogni medico - che sia obiettore oppure no - la cui azione non può essere ridotta a quella di un "erogatore automatico" di farmaci. Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma, ha affrontato le polemiche sulla prescrizione della pillola del giorno dopo - seguite alle vicende delle due ragazze di Pisa che l'hanno ottenuta solo dopo alcune ore - con uno sguardo a 360 gradi sul problema. Il medico non è sempre e comunque obbligato a prescrivere subito il farmaco: e questo non per un'oscura manovra messa a punto dai cattolici al fine di boicottarne la diffusione, bensì per una questione che dovrebbe interrogare la professionalità di ogni medico. E alla lettera che il ministro Turco ha inviato al presidente della Federazione nazionale degli ordini, Amedeo Bianco, l'Ordine capitolino risponde affermando che «anche per i medici non obiettori l'eventuale prescrizione della pillola del giorno dopo è da considerarsi quale momento finale di un atto medico proprio a tutela della salute della donna».
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Pillole & obiezione: con la coscienza non si scherza |
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«Gli articoli 2, 3 e 19 della Costituzione garantiscono come diritto la libertà di coscienza in relazione all'esperienza religiosa. Tale diritto, sotto il profilo giuridico-costituzionale, rappresenta un aspetto della dignità della persona umana, riconosciuta e dichiarata inviolabile dall'articolo 2. Esso spetta ugualmente tanto ai credenti quanto ai non credenti, siano essi atei o agnostici, e comporta la conseguenza, valida nei confronti degli uni e degli altri, che in nessun caso il compimento di atti appartenenti, nella loro essenza, alla sfera della religione possa essere l'oggetto di prescrizioni obbligatorie derivanti dall'ordinamento giuridico dello Stato». Sono le parole con cui la Corte Costituzionale, con una sentenza del 1996, argomentava l'abrogazione di un comma che nel processo imponeva di giurare «davanti a Dio e agli uomini». Neppure l'interesse superiore dello Stato, il buon funzionamento della giustizia, la ricerca della verità, possono permettere la pur minima imposizione da parte di una legge nella sfera più intima di una persona. Un discorso che, come afferma la Corte, vale per credenti e non credenti. «Quella distinzione tra "ordini" distinti - prosegue la Corte - che caratterizza nell'essenziale il fondamentale o supremo principio costituzionale di laicità o non confessionalità dello Stato, quale configurato numerose volte nella giurisprudenza di questa Corte, significa che la religione e gli obblighi morali che ne derivano non possono essere imposti come mezzo al fine dello Stato». Princìpi di altissimo valore, che forse non sono tenuti in debita considerazione nella vicenda di alcuni medici pisani che si sono rifiutati - invocando l'obiezione di coscienza - di prescrivere a due ragazze la pillola del giorno dopo e sulla cui condotta l'Asl locale ha avviato un'inchiesta interna. Un caso che ha armato la penna di Miriam Mafai, che ieri su Repubblica straparlava di «nuova campagna contro le donne» da parte dei cattolici.
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Deforme una ragazza incinta? No, lo sguardo storto di un’altra donna |
Sulla Stampa Lietta Tornabuoni recensisce Juno, iI film americano su un'adolescente che scappa da una clinica per aborti e sceglie di mettere al mondo il bambino.
La Tornabuoni definisce il film «grazioso», fatto per contentare tutti: i benpensanti così come «i pervertiti, che godono a vedere sullo schermo una ragazzina, quasi una bambina, con il corpo deformato dalla gran pancia della gravidanza avanzata».
Dove è quell'aggettivo, 'deformato', che fa sussultare. Dunque, il corpo di una donna incinta è 'deforme'; e che lo scriva una donna, colpisce di più.
Perché quella madre è troppo giovane?
La ragazza di Juno ha gli anni delle donne che per millenni diventavano madri a sedici, diciotto anni, età a cui, fisiologicamente, si è donne.
È il nostro tempo che ha creato un'adolescenza prolungata, per cui fino a trent'anni si è 'ragazzi', e i figli si fanno a trentacinque - scoprendo poi che non è più così facile.
Non c'è nulla di perverso se una ragazza che ha l'età per fare l'amore resta incinta; è nella natura delle cose.
Invece, quella adolescente col ventre grosso infastidisce, tanto da dirla 'deformata'.
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La forza dell'alligatore contro le infezioni |
Nel sangue degli alligatori è presente una proteina che sembra in grado di combattere gravi infezioni come quelle che si riscontrano nelle ulcere diabetiche e quelle provocate da super-batteri resistenti ai farmaci. La scoperta è stata fatta da un gruppo di bioologi della Louisiana State University a Baton Rouge e della McNeese State University a Lake Charles, che l'hanno illustrata in una conferenza al congresso annuale dell'American Chemical Society.
Il loro studio, il primo ad analizzare in dettaglio le proprietà delle proteine presenti nel sangue degli alligatori, è partito dalla constatazione che il sistema immunitario di questi rettili è del tutto peculiare. A differenza da quello dei mammiferi e dell'uomo in particolare, esso è infatti in grado di combattere batteri funghi e virus senza dover essere stato esposto in precedenza ai diversi agenti patogeni. Gli scienziati ritengono che questa particolarità sia il frutto di un adattamento evolutivo volto a una rapida guarigione delle frequenti ferite che essi si procurano nel corso delle lotte per il territorio, lotte che avvengono in un ambiente particolarmente ricco di agenti patogeni di ogni tipo.
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Le regole per il sonno perfetto |
Il segreto più importante è la regolarità e il rispetto del proprio orologio biologico
Il sonno perfetto esiste? Sì secondo il professor Luigi Ferini-Strambi, direttore del centro di medicina del sonno dell'ospedale San Raffaele di Milano, che ha appena scritto un libro con questo titolo insieme a Manuela Campanelli (Sperling & Kupfer). «Il sonno perfetto» spiega l'esperto in un'intervista video «è quello che ci fa "funzionare" bene di giorno». Come conseguirlo? «La prima regola per avere un buon sonno è essere regolari» precisa l'esperto, «andare a letto sempre alla stessa ora è fondamentale. Bisogna corrispondere alle esigenze del proprio orologio biologico». E i farmaci? «Possono servire» chiarisce lo specialista, «Ma va evitato il "fai da te"». Fonte - il Corriere Salute -
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Pillola del giorno dopo: l’obiezione di coscienza è legittima |
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Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l'intervento del dottor Renzo Puccetti, specialista in medicina interna e Segretario del Comitato "Scienza & Vita" di Pisa-Livorno. (Fonte - zenit.org -)
Nella mia città ha suscitato notevole scalpore la denuncia pervenuta all'azienda sanitaria locale di presunti disservizi di cui sarebbero state "vittime" due ragazze in cerca della prescrizione della pillola del giorno dopo. In un caso in particolare i giornali riportano che una ragazza, recatasi nel pieno della notte presso una delle postazioni della guardia medica, avrebbe trovato affisso al portone un cartello con la seguente scritta: "Non si prescrive la pillola del giorno dopo. Entro 72 ore rivolgersi al medico curante; privato; P.S.; ginecologia; consultorio". I medici saranno ascoltati dal responsabile dell'USL.
Il caso, di su cui non è opportuno dilungarsi in questo contesto, offre l'occasione per affrontare la questione del comportamento del medico di fronte alla richiesta della pillola del giorno dopo. Mi scuso anticipatamente coi lettori perché non riuscirò ad essere breve, data la complessità dell'argomento e le numerose sfaccettature, tanto che all'analisi del profilo di efficacia e tollerabilità della pillola del giorno dopo sarà dedicato un prossimo, specifico intervento.
La pillola del giorno dopo è una delle modalità per realizzare una pratica che viene definita nel linguaggio ufficiale "contraccezione d'emergenza" (CE). Si tratta di una procedura farmacologica che esalta le problematiche etiche connesse alla prescrizione e all'assunzione della contraccezione ormonale di cui si è già parlato (vd. ZENIT, "La contraccezione è un 'male minore' rispetto all'aborto?").
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194, le linee guida tornano nel cassetto. Meglio così |
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Le linee guida alla legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza proposte dal ministro della Salute Livia Turco non sono state approvate. La titolare della Salute aveva cercato un accordo con le Regioni giovedì scorso, quando in Conferenza Stato-Regioni aveva sottoposto il proprio testo ai presidenti. Quello della Lombardia era stato l'unico voto contrario, ma sufficiente a impedire l'intesa, che richiede l'unanimità. Un'opposizione più che motivata, sia sul piano formale che sostanziale. Nell'ambito della sua competenza regionale, infatti, la Lombardia ha già emanato con una deliberazione della giunta, le proprie linee guida, in vigore da gennaio. Ieri la partita decisiva.
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Ricerca senza freni: a Londra cresce il dissenso |
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Ha una portata storica la decisione del premier britannico Gordon Brown di offrire ai membri del suo esecutivo la libertà di voto sulla nuova legge che regolerà il campo delle fecondazione artificiale ed embriologia in Gran Bretagna. La decisione, maturata dopo forti pressioni, è arrivata alla vigilia del voto alla Camera dei Comuni, che sarà chiamata proprio tra qualche settimana – anche se la data precisa non è stata ancora resa nota – a esprimere il verdetto finale su un disegno di legge che andrà a revisionare l’atto del 1990, lo Human Fertlisation and Embryology Bill. Il fatto che Brown si sia arreso alle richieste non solo della Chiesa Cattolica, ma di alcuni membri del suo stesso governo «è importantissimo e non ha molti precedenti», spiega Josephine Quintavalle di Core, dell’associazione Comment on Reproductive Ethics. «Il compito dei deputati che si oppongono – continua – è ora quello di spiegare all’opinione pubblica il significato delle legge e le regioni per cui vi si oppongono. Quello della gente, invece, è di dare l’appoggio ai deputati che vogliono votare contro. Creerà stupore, ma la maggior parte dei cittadini britannici non conosce affatto i temi al centro delle polemiche su questo voto». Tra i quali, lo ricordiamo, si impongono all’attenzione internazionale almeno quattro nodi cruciali: il via libera alla creazione di embrioni ibridi, l’eliminazione della figura del padre nei trattamenti di fecondazione artificiale, il permesso alle coppie lesbiche di avere figli senza la necessità del padre e l’avvio di modificazioni genetiche ai feti per la creazione di "fratelli salvatori" (serbatoi di organi e tessuti per quelli effettivamente venuti alla luce).
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