Sono più di 100 le farmacie del Lazio già collegate al servizio di prenotazioni sanitarie specialistiche Recup, e altre 50 sono in procinto di esserlo. Il nuovo sistema, denominato FarmaRecup, è stato sviluppato da Lait spa, azienda di innovazione tecnologica della Regione Lazio, con l'obiettivo di estenderlo, nel più breve tempo possibile, a tutte le farmacie presenti sul territorio regionale intenzionate ad aderire.
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Leggi tutto... [In Lazio servizio prenotazione visite in farmacia]
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Il testo permette ai sani di decidere della vita e della morte dei malati e degli incapaci... Preoccupa constatare che di queste previsioni il mondo pro-life e il mondo cattolico tace, ignorandole
1. “Il progetto Calabrò è una buona proposta”: così, abbiamo visto, il Presidente del Movimento per la Vita giudica il progetto di legge approvato dal Senato della Repubblica e attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, auspicandone la rapida approvazione senza alcuna modifica, per evitare la necessità di un ritorno del testo al Senato.
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Gianfranco Amato
Un anno fa Eluana Englaro veniva messa a morte grazie ad un provvedimento della magistratura fondato, tra l’altro, su due assiomi. Il primo riguarda il fatto che la ragazza di Lecco si trovasse in uno stato di coma irreversibile (categoria scientifica inesistente), dal quale non sarebbe mai potuta uscire. Il secondo è relativo al fatto che senza una «pienezza di facoltà motorie e psichiche» quella di Eluana fosse una «vita non degna di essere vissuta», traduzione italiana del termine “lebensunwertes Leben”, coniato dai giuristi tedeschi negli anni ’30 e riecheggiato tristemente nelle aule giudiziarie del Terzo Reich.
Così, nel febbraio 2009, attraverso la carta bollata, si è spenta l’esistenza di Eluana. Per una strana ironia della sorte, a ridosso dell’anniversario della sua morte, i fatti e la ricerca scientifica hanno sconfessato quei discutibili postulati dei giudici. Due giovani belgi, entrambi in stato vegetativo persistente a seguito di un incidente d’auto, sono stati incaricati dal destino di sgretolare i due presupposti logici della tragica decisione sul caso Englaro.
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Ogni tanto un film, una canzone, un libro suscitano un interesse generale intorno ai "matti". A volte succede per qualche maledetto fatto di cronaca. Altre - e questo è il caso - perché si è deciso di fare una fiction. Ieri, su questa pagina, Ferdinando Camon ha applaudito con delicatezza e forza Franco Basaglia applaudendo la fiction sulla sua giusta battaglia per chiudere i manicomi. Non ho visto la fiction, ma conosco parecchia gente che ha problemi di salute mentale e parecchie persone che lavorano nel campo. E la poesia italiana è sotto il segno di Campana, grande recluso.
Perciò so una cosa: la malattia mentale, quando non è appena un disagio esistenziale o sociale è una cosa tremenda. È dura. È una così violenta menomazione dell'uomo, da lasciare senza fiato. Ho in mente nomi e persone, mentre lo scrivo. E ho in mente la fatica delle loro famiglie. Che a volte sono in parte causa del disagio che diviene malattia, a volte invece sono vittime. Povere vittime. Famiglie come nidi violentati da un buio artiglio. Famiglie troppo spesso lasciate sole.
Ecco, si sono chiusi i manicomi, e per fortuna si sono attivate molte iniziative di sostegno, di ospitalità. Molte le combinazioni, i tentativi. Esperienze d'avanguardia, come Casa Mantovani a Bologna, dove sanità pubblica e capacità di assistenza privata e esperienza di carità han dato vita a una casa modello. Oppure, all'opposto, come la cronaca ci ha mostrato troppe volte, la riedizione mascherata di manicomi. Quando non di quasi canili. Non è facile, non è per niente romantico affrontare la malattia mentale. Lo sanno i medici, gli assistenti, gli operatori. Lo sanno i cuochi, le donne delle pulizie. I datori di lavoro. E lo sanno soprattutto le famiglie. Coloro che vedono una persona amatissima diventare un'altra cosa. Che vedono una maschera coprire il volto.
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Soffre di mal di testa circa un terzo degli italiani, con una percentuale doppia a scapito delle donne, probabilmente per la maggiore complessità dei fattori e dei meccanismi ormonali.
Su Kataweb salute le schede delle Cefalee e visione multimediale della problematica
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MILANO - Per cinque anni, dopo un incidente d’auto, è rimasto privo di coscienza in un letto di ospedale a Liegi, in Belgio. Stato vegetativo permanente, secondo la diagnosi. Adesso, grazie a nuovi e sofisticati test, il suo cervello ha rivelato tracce di attività in risposta alle domande dei medici. Minime, ma che faranno discutere sul piano etico e già indicano la strada per una revisione dei criteri di classificazione del coma. Il paziente belga non è il solo che ha cominciato a comunicare con l’esterno, dopo avere passato anni in una condizione che «rappresenta una possibile evoluzione del coma ed è caratterizzata dalla ripresa della veglia, senza contenuto di coscienza e consapevolezza di sé e dell’ambiente circostante» (questa è la definizione di stato vegetativo che viene attualmente accettata ed è quella in cui si trovava Eluana Englaro).
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